Il mondo visto da un'orecchie a punta

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Pezzi vaganti di me.

Quando viene strappata via una parte di te e di ciò che sei, soffri per quella perdita, finché il dolore diventa sordo e va a sostituire il pezzo mancante. Impari a convivere con quel rumore di fondo, con quel piccolo vuoto che pulsa costantemente ogni giorno e ti ricorda che qualcosa nella tua vita, non è più dove doveva stare.
E quando una parte di quel pezzo mancante torna a farsi vedere per un breve istante, ti sfiora, ti riporta vividi ricordi, il dolore sordo torna a far male, come se non fosse trascorso un solo minuto dalla perdita.
Quando un pezzo di famiglia che tu stessa hai strappato via, torna a fare capolino nella tua vita, ricordandoti quanto tu sia stata stolta, non puoi far altro che prendertela con te stessa per quel dolore autoinflitto che continua costantemente a consumarti dentro.

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Il #maiunagioia di D’Eon

le-chevalier-d-eon-1046Se ieri ero a un passo dal finale, oggi ho completato il mio viaggio insieme a Le Chevalier D’Eon e, come sempre mi accade, sono in crisi di astinenza. Quest’anime mi ha lasciato sentimenti contrastanti: alcuni episodi sono lenti e difficili da seguire, altri sono veloci e interessanti e quando la trama viene svelata, è difficile smettere di guardare. Eppure questa storia ha molte pecche che mi hanno lasciato delusa.
Soprattutto il finale.
L’idea generale di usare i Salmi come incantesimi è stata quasi geniale, mi è piaciuta tantissimo, così come alcuni intrecci della trama e il fatto che la storia si inserisca all’interno di un periodo storico reale, con personaggi realmente esistiti che rende l’anime più interessante ai miei occhi; purtroppo però, quando la storia, quella vera, è alterata per amore di trama, mi dà molto ai nervi. Apprezzo molto di più un’opera di fantasia che riesca a incastrarsi perfettamente nei fatti storici, perché diventa più reale; ma quando per perorare la storia di fantasia viene alterata anche la storia della nostra umanità, allora tutta l’opera perde valore, e purtroppo è capitato così con quest’anime che ha un grande potenziale e tutte le caratteristiche per essere un interessante e geniale versione della storia di Francia del ‘700, ma che poi si perde nelle invenzioni che toccano personaggi storici. E devo dire, anche il finale mi ha lasciato un po’ delusa, perché ha ripetuto un cliché già visto all’interno delle opere giapponesi.
Quello che mi è rimasto dentro di quest’anime però, sono i valori dei suoi protagonisti: l’amore per la vecchia Monarchia, per i tempi in cui c’erano i cavalieri, l’amore per la Patria al di là di chi la governa, l’amore fraterno, l’amore non ricambiato e l’amore che non è riuscito a vivere come avrebbe voluto.
E sopra ogni cosa, la terribile e inesorabile tristezza di D’Eon la cui vita viene stravolta nel momento in cui perde la sorella tanto amata, la prima di una serie di perdite sempre più profonde. E tutta questa tristezza e questo senso di perdita, ora mi accompagna, e lo farà finché non mi deciderò ad andare oltre e seguire un’altra storia.

L’insonnia, D’Eon e Lili

Stanotte sono qui a fare la veglia (grazie al caffè che ho “intelligentemente” preso verso le diciannove) e nella mia veglia notturna, sono costantemente accompagnata da immagini e pensieri relativi a un anime e a un film. Entrambi, nemmeno a farlo apposta, hanno per protagonisti due uomini realmente esistiti che hanno sentito di essere in realtà delle donne, e di entrambi ne hanno estratto delle storie tristi.
Ma mentre l’anime su D’Eon/Lia  de Beaumont è ricco di elementi sovrannaturali (e imprecisioni storiche) accompagnati da una continua tristezza, il film su Einer/Lili è più realistico e animato da una grande delicatezza, e la tristezza ti assale solo alla fine del film.
L’interpretazione di Eddie, manco a dirlo, è stata meravigliosa; i suoi sorrisi timidi e gli sguardi dolcissimi mi hanno lasciato dentro una grande empatia nei suoi confronti e continuo a rivedere, nella mia mente, la gioia di Einar nell’essere Lili, nell’essere la donna che aveva sempre sentito dentro di sé.
Di D’Eon invece riesco a vedere solo una grande tristezza, che diventa sempre più grande e che, a due episodi dal finale, credo sia destinata a diventare ancora maggiore.
Stanotte mi addormenterò carica di tristezza, eppure non mi sento giù di morale, anzi, stranamente la trovo confortante.

#StranaMe

 

Gli shoujo mi fanno male.

ookamishoujotokuroouji-coverOgni volta che leggo o vedo uno shoujo, divento malinconica. Per quanto stupida e leggera possa essere la storia, quado si tratta di relazioni sentimentali, finisco sempre con l’essere una sciocca romantica che sogna il suo principe, nonostante la testa mi dica chiaramente, che la realtà non è quella che si legge nei romanzi e nei manga.
Ho trascorso tutta la notte a guardare Wolf Girl & Black Prince, un anime che non ha niente di nuovo e niente di diverso rispetto ad altri shoujo, ed è anche breve (12 episodi… fumati tutti in una sola notte *yeah*) per cui non ha una trama particolarmente interessante; ci sono addirittura parti che mi hanno fatto innervosire per quanto sono idiote, e anche un po’ malsane. Però poi tutte le scene romantiche hanno fatto sì che io sia qui a scriverne, perché la mia parte sentimentale ha bisogno di nutrirsi, ogni tanto. Solo che poi deve fare i conti con la realtà…
Sono una masochista irrecuperabile.

Invisible

Hai tutta la mia comprensione, Warren.

Analisi del 2015

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2015 per questo blog.

Ecco un estratto:

Un “cable car” di San Francisco contiene 60 passeggeri. Questo blog è stato visto circa 3.300 volte nel 2015. Se fosse un cable car, ci vorrebbero circa 55 viaggi per trasportare altrettante persone.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

Erendal delle fiamme

Il periodo apatico continua inesorabile, ma sto cercando di forzarmi a scrivere un po’, perché sento che, quando non scrivo, una parte interna di me appassisce e ciò che resta si inaridisce. Inoltre stavolta ho un motivo più che valido per scrivere un post: un libro.

E si tratta di un libro fantasy. *gioisce*

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Un libro fantasy scritto da un autore emergente che ho avuto il piacere di conoscere sul blog di scrittura Inchiostro diVerso (se amate la scrittura fateci un salto, c’è sempre bella gente lì e c’è spazio per tutti): Ivano Dell’Armi.

Ivano ha sempre amato il fantasy e in particolar modo gli elfi (come dargli torto!) e questa sua passione è confluita nel suo romanzo Erendal delle fiamme in cui il protagonista, Erendal, ci racconta una parte importante della sua storia.

Erendal è un elfo che ha abbandonato il regno elfico in cui ha vissuto, un elfo che ha combattuto in un’armata di demoni e che ne porterà per sempre il segno nell’anima, combattuta tra il suo lato oscuro e feroce, e quella luce interiore che credeva dimenticata, che lo spinge verso la luce e i buoni sentimenti. A inizio libro lo troviamo in questo stato di combattimento interno. vagabondo, senza un luogo che senta suo, senza una casa e/o degli affetti a cui fare ritorno, ombroso, critico verso se stesso, ma anche fiero delle proprie capacità magiche e di spadaccino. Con sé porta una spada di luce magica, che gli ha tenuto compagnia nell’esercito dei demoni e lo rende riconoscibile a chi ha sentito nominare di quella creatura che ha venduto l’anima all’oscurità.

Ma ben presto Erendal incontra Llian, un’umana che non è abbastanza spaventata dal buoi che si cela nell’elfo per mandarlo via, un’umana che nota la sofferenza nel suo sguardo. Ed Erendal ritrova la luce in sé.

Ma l’oscurità sta per tornare a chierdegli un altro tributo, perché quando vivi tra i demoni, quell’ombra non ti abbandonerà mai…

Il personaggio principale di questa storia è ben caratterizzato e, sin dalle prime pagine, si resta presi dal racconto e dai sentimenti contrastanti che turbano l’animo di Erendal. Lungo tutta la narazione si scopre qualcosa del suo passato, e la paura unita alla speranza che ci sia un futuro più roseo per lui, nonostante non sia più una creatura della luce. Il protagonista si ritroverà ad affrontare compagni nuovi e compagni già conosciuti, e attraverso di lui, conosceremo una parte del mondo, già ben delineato, creato dall’autore.

Se c’è un difetto che posso additare a questo libro è la sua brevità, perché gli eventi scorrono uno dopo l’altro (e ce ne sono una bella varietà) nell’arco di 166 pagine e una lettrice affamata come me, vorrebbe un ricco approfondimento di ogni momento; ma se amate le avventure fantasy, questa è una lettura piacevolissima che vi terrà incollati al libro finché non arriverete all’ultima pagina. Quando ho terminato la lettura ho sentito il bisogno di leggere ancora, di saperne di più, e chapeau a Ivano, che ha saputo creare un finale affatto scontato.

Oltre a essere un libro fantasy, questa è la storia di un viaggio interiore, di un’anima nata dalla luce ma vissuta nell’oscurità, che cerca di capire a quale mondo appartenere, che cerca il sollievo nell’amore, che cerca di essere fedele ai principi con cui è cresciuto, pur convivendo con forze oscure che si agitano costantemente dentro di lui.

Anche chi non è appassionato di fantasy potrà sentirsi vicino a Erendal e al suo cammino interiore, perché seppure enfatizzato e reso “irreale” dai dettagli fantasy, è il cammino interiore di ogni essere umano verso l’equilibrio e l’accettazione di sé.

LEGGETELO.

Il libro è acquistabile sia in formato cartaceo che in formato digitale sul sito Youcanprint