Il mondo visto da un'orecchie a punta

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Ego sum Sherlocked, ergo patisco.

È da ieri sera, da quando ho visto questi 40 secondi, che patisco…
Per non farmi prendere dall’ansia, in attesa delle tragedie che mi aspettano dal 1° Gennaio, ho letto I sei Napoleoni e Il Detective morente,  i due racconti di Conan Doyle su cui si basano i primi due episodi della 4° stagione (The Six Thatcher e The Lying Detective), per potermi illudere di avere un minimo di controllo e conoscenza delle trame. Ma ovviamente, non basta. Non quando sai di essere nelle eccelse e malefiche mani di Moffat e Gatiss.
-3 settimane all’alba.
#soffro

Pezzi vaganti di me.

Quando viene strappata via una parte di te e di ciò che sei, soffri per quella perdita, finché il dolore diventa sordo e va a sostituire il pezzo mancante. Impari a convivere con quel rumore di fondo, con quel piccolo vuoto che pulsa costantemente ogni giorno e ti ricorda che qualcosa nella tua vita, non è più dove doveva stare.
E quando una parte di quel pezzo mancante torna a farsi vedere per un breve istante, ti sfiora, ti riporta vividi ricordi, il dolore sordo torna a far male, come se non fosse trascorso un solo minuto dalla perdita.
Quando un pezzo di famiglia che tu stessa hai strappato via, torna a fare capolino nella tua vita, ricordandoti quanto tu sia stata stolta, non puoi far altro che prendertela con te stessa per quel dolore autoinflitto che continua costantemente a consumarti dentro.

puzzle

Il #maiunagioia di D’Eon

le-chevalier-d-eon-1046Se ieri ero a un passo dal finale, oggi ho completato il mio viaggio insieme a Le Chevalier D’Eon e, come sempre mi accade, sono in crisi di astinenza. Quest’anime mi ha lasciato sentimenti contrastanti: alcuni episodi sono lenti e difficili da seguire, altri sono veloci e interessanti e quando la trama viene svelata, è difficile smettere di guardare. Eppure questa storia ha molte pecche che mi hanno lasciato delusa.
Soprattutto il finale.
L’idea generale di usare i Salmi come incantesimi è stata quasi geniale, mi è piaciuta tantissimo, così come alcuni intrecci della trama e il fatto che la storia si inserisca all’interno di un periodo storico reale, con personaggi realmente esistiti che rende l’anime più interessante ai miei occhi; purtroppo però, quando la storia, quella vera, è alterata per amore di trama, mi dà molto ai nervi. Apprezzo molto di più un’opera di fantasia che riesca a incastrarsi perfettamente nei fatti storici, perché diventa più reale; ma quando per perorare la storia di fantasia viene alterata anche la storia della nostra umanità, allora tutta l’opera perde valore, e purtroppo è capitato così con quest’anime che ha un grande potenziale e tutte le caratteristiche per essere un interessante e geniale versione della storia di Francia del ‘700, ma che poi si perde nelle invenzioni che toccano personaggi storici. E devo dire, anche il finale mi ha lasciato un po’ delusa, perché ha ripetuto un cliché già visto all’interno delle opere giapponesi.
Quello che mi è rimasto dentro di quest’anime però, sono i valori dei suoi protagonisti: l’amore per la vecchia Monarchia, per i tempi in cui c’erano i cavalieri, l’amore per la Patria al di là di chi la governa, l’amore fraterno, l’amore non ricambiato e l’amore che non è riuscito a vivere come avrebbe voluto.
E sopra ogni cosa, la terribile e inesorabile tristezza di D’Eon la cui vita viene stravolta nel momento in cui perde la sorella tanto amata, la prima di una serie di perdite sempre più profonde. E tutta questa tristezza e questo senso di perdita, ora mi accompagna, e lo farà finché non mi deciderò ad andare oltre e seguire un’altra storia.

L’insonnia, D’Eon e Lili

Stanotte sono qui a fare la veglia (grazie al caffè che ho “intelligentemente” preso verso le diciannove) e nella mia veglia notturna, sono costantemente accompagnata da immagini e pensieri relativi a un anime e a un film. Entrambi, nemmeno a farlo apposta, hanno per protagonisti due uomini realmente esistiti che hanno sentito di essere in realtà delle donne, e di entrambi ne hanno estratto delle storie tristi.
Ma mentre l’anime su D’Eon/Lia  de Beaumont è ricco di elementi sovrannaturali (e imprecisioni storiche) accompagnati da una continua tristezza, il film su Einer/Lili è più realistico e animato da una grande delicatezza, e la tristezza ti assale solo alla fine del film.
L’interpretazione di Eddie, manco a dirlo, è stata meravigliosa; i suoi sorrisi timidi e gli sguardi dolcissimi mi hanno lasciato dentro una grande empatia nei suoi confronti e continuo a rivedere, nella mia mente, la gioia di Einar nell’essere Lili, nell’essere la donna che aveva sempre sentito dentro di sé.
Di D’Eon invece riesco a vedere solo una grande tristezza, che diventa sempre più grande e che, a due episodi dal finale, credo sia destinata a diventare ancora maggiore.
Stanotte mi addormenterò carica di tristezza, eppure non mi sento giù di morale, anzi, stranamente la trovo confortante.

#StranaMe

 

Gli shoujo mi fanno male.

ookamishoujotokuroouji-coverOgni volta che leggo o vedo uno shoujo, divento malinconica. Per quanto stupida e leggera possa essere la storia, quado si tratta di relazioni sentimentali, finisco sempre con l’essere una sciocca romantica che sogna il suo principe, nonostante la testa mi dica chiaramente, che la realtà non è quella che si legge nei romanzi e nei manga.
Ho trascorso tutta la notte a guardare Wolf Girl & Black Prince, un anime che non ha niente di nuovo e niente di diverso rispetto ad altri shoujo, ed è anche breve (12 episodi… fumati tutti in una sola notte *yeah*) per cui non ha una trama particolarmente interessante; ci sono addirittura parti che mi hanno fatto innervosire per quanto sono idiote, e anche un po’ malsane. Però poi tutte le scene romantiche hanno fatto sì che io sia qui a scriverne, perché la mia parte sentimentale ha bisogno di nutrirsi, ogni tanto. Solo che poi deve fare i conti con la realtà…
Sono una masochista irrecuperabile.

Invisible

Hai tutta la mia comprensione, Warren.

Analisi del 2015

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2015 per questo blog.

Ecco un estratto:

Un “cable car” di San Francisco contiene 60 passeggeri. Questo blog è stato visto circa 3.300 volte nel 2015. Se fosse un cable car, ci vorrebbero circa 55 viaggi per trasportare altrettante persone.

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