Il mondo visto da un'orecchie a punta

Luna piena – Kaoru

Kaoru è a Kyoto e ha finalmente visto Kenshin, ma il loro incontro non è andato come pensava la ragazza. Un’abbagliante notte di luna piena l’aiuta a fare luce nel suo animo e a capire con quale stato d’animo affrontare i giorni successivi, in attesa di rivedere il samurai che l’ha condotta nell’antica capitale del Giappone.

E’ una notte luminosa, la luna in cielo è quasi piena, ma stranamente quella luce abbagliante mi opprime. Sarà perché questa luce così abbagliante mal si addice al mio umore tempestoso…

Sono stata una stupida.

Tutti mi hanno invogliata a venire qui, ed io non chiedevo altro. Volevo vederlo a tutti i costi, volevo essergli accanto… Ora sono qui, sono a Kyoto e l’ho visto, ma ancora una volta non è andata come volevo.

Era quasi seccato quando mi ha visto… anzi no, a quel genere di reazione avrei  saputo rispondere, ero preparata ad ogni tipo di protesta perché anche io durante il viaggio che mi ha condotta qui, ho pensato a tanti bei discorsetti e ramanzine da fargli.

Ma davanti al suo comportamento mi sono ammutolita. Dopo la sorpresa iniziale nel vedermi lì, si è comportato come se non esistessi: il suo maestro l’ha mandato via con lo scopo di farmi parlare con lui., e invece non mi ha rivolto un cenno, è uscito, mi è passato accanto, senza nemmeno guardarmi, come se non esistessi.

E anche le mie gambe si sono paralizzate.

Di nuovo.

Più voglio stargli accanto e più il mio corpo si paralizza.

Anche quando è tornato ha continuato ad ignorarmi, e sarebbe andato via per allenarsi senza rivolgermi nemmeno una parola se non fosse stato per il mio ritrovato coraggio.

–          “Sei arrabbiato con me?”

Il cuore mi batteva all’impazzata mentre aspettavo la sua risposta, temevo le parole che avrei udito, ma non potevo restare nell’incertezza: dovevo sapere, dovevo aggrapparmi alla speranza di non essere giunta qui invano.

–          “Una parte di me lo è.  Ma un’altra è in qualche modo sollevata.”

Una risposta che non mi ha dato risposte. E ad angosciarmi maggiormente si è aggiunto il fatto che non si sia nemmeno voltato per donarmi il suo sorriso rassicurante. E’ andato avanti per la sua strada e non mi ha nemmeno salutato… Non è lo stesso Kenshin che ho conosciuto a Tokyo. Non c’è più sul suo viso quell’espressione gentile e serena…

Chi sei ora? E’ questo il tuo vero volto?

Ma un’altra è sollevata.”

Ah!

Ecco la mia risposta!

C’è ancora il Kenshin che conosco, è ancora lì dentro di lui… non gli permetterò di mettere ancora distanza tra noi! Siamo venuti fin qui per sostenerlo, e anche Megumi-san a modo suo è qui con noi per lui… Sì, gli parlerò. Appena finirà l’allenamento, appena potrò rivederlo, gli parlerò e gli farò capire che non può più agire come se fosse solo! Ho fatto bene a venire qui!

Che bella luna c’è nel cielo!
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