Il mondo visto da un'orecchie a punta

E adesso?!

Questa è una WHAT IF? Ovvero, ho lavorato di fantasia! Ero alla lettura della battaglia di Kyoto, si era appena svolto lo scontro all’Aoiya e ho smesso di leggere a quel punto. Così nel sonno ho creato una scena post battaglia tutta mia, in cui l’incontro tra Kaoru e Kenshin è una variante del tutto inventata dalla mia mente delirante, rispetto a come si sono svolti davvero i fatti. ^ ^
– Gli eventi narrati in blu sono dal punto di vista di Kaoru, quelli in arancione sono visti dall’ottica di Kenshin. –

– Kenshin! –

Sì era lui, era proprio lui: zoppicante, appoggiato a Sanosuke ma sorridente… e soprattutto vivo!

Non so se fu la gioia incontenibile di vederlo sano e salvo, o l’adrenalina post battaglia, o entrambe le cose, ma mi precipitai nella sua direzione senza pensarci due volte, sporca sudata e mezza svestita com’ero. Senza curarmi che fosse a malapena in grado di reggersi in piedi, mi fiondai su di lui e l’abbracciai senza trattenere la mia gioia. Se non ci fosse stato Sanosuke a sorreggerlo saremmo caduti a causa dell’impatto, ma non me ne curai minimamente: Kenshin era vivo, era lì con me e potevo sentirlo con tutto il mio corpo. Fin troppo. La felicità che provavo non mi permetteva di pensare, riuscivo solo a sentire che ricambiava il mio abbraccio e che una volta staccati mi ha rivolto il suo bel sorriso, stanco ma felice. E un secondo dopo era nell’infermeria allestita nell’Aoiya a farsi controllare le ferite.

Fu solo durante la cena, a mente fredda e nell’atmosfera felice, che mi resi conto di un particolare relativo al nostro abbraccio. Una parte del mio kimono si era lacerato mentre combattevo esponendo la spalla e il braccio destro; allo stesso modo anche il kimono di Kenshin era a brandelli, e durante quell’abbraccio privo di freni, i nostri corpi erano venuti in contatto pelle contro pelle. Solo ora mi rendevo conto che quel contatto aveva acceso qualcosa in me: al solo ricordarlo mi sentivo il viso nel fuoco e il cuore accelerava…

A peggiorare tutto, c’era il particolare che in quel preciso momento Kenshin era proprio di fronte a me, con una parte del suo torso visibile dall’apertura del kimono!

Mi sentii arsa dalle fiamme e alla velocità di un lampo mi alzai a prendere una boccata d’aria fresca: ci mancava anche questa! Se non mi fosse passato subito questo strano turbamento, sarebbe stato alquanto duro tornare a Tokyo insieme e riprendere a vivere sotto lo stesso tetto. Cosa avrei potuto fare?!

*****

Negli ultimi giorni Kaoru-dono è strana. Quando mi ha visto tornare dallo scontro con Shishio, si è letteralmente tuffata su di me per abbracciarmi, presa da una gioia incontenibile e sicuramente ancora preda dell’euforia post battaglia. Il suo calore mi ha dato una gioia immensa e per la prima volta ho capito che a Tokyo mi attendeva una casa. Non ero più un vagabondo, avevo una dimora ormai e persone con cui dividere la mia vita.

Però da quella stessa sera all’improvviso il suo atteggiamento è mutato: ultimamente mi evita, e non mi rivolge mai il suo sguardo quando parliamo… Forse si vergogna per il suo gesto poco decoroso? O forse ha capito di non volere più che viva con lei nel dojo e non riesce a dirmelo?

*****

Andava sempre peggio, ogni giorno di più. Stavo vivendo un inferno interiore e non riuscivo a trovare pace. Provavo a non pensarci ma ogni volta che scorgevo Kenshin anche da lontano, il mio cuore sobbalzava e non potevo fare altro che limitare il più possibile la vicinanza reciproca. A tavola poi era davvero una dura lotta tentare di fare conversazione e non riuscire a guardarlo negli occhi. Temevo che incrociando il mio sguardo capisse tutto quello che stavo provando, e sarei sprofondata nella vergogna a quel punto. Ma come potevo andare avanti in quel modo? Per di più a breve saremmo tornati a Tokyo, insieme, dove avremmo vissuto nella stessa casa!

Ormai la sua figura era impressa nella mia mente, conoscevo ogni linea del suo volto e del suo corpo: più odiavo quella situazione, maggiormente il mio inconscio mi tradiva e mi faceva indugiare sul suo aspetto fisico. E continuavo a ricordare la sensazione del suo corpo accanto al mio, pelle contro pelle.

Che situazione terribile!

*****

Siamo in viaggio verso Tokyo da due giorni: Kaoru-dono ha detto di voler prendere la strada anziché la nave per poter visitare le città dei dintorni, così di giorno camminiamo e di notte ci accampiamo all’aperto nei boschi.

Continua ad evitarmi, e mi chiedo perché mai, se vuole mettere distanza tra noi, abbia scelto un tipo di viaggio in cui siamo tutti così vicini. Dovrei affrontare questa situazione in modo diretto e chiederle apertamente se non voglia più avermi al dojo, ma visto che non ho un altro luogo a cui far ritorno, aspetterò di accompagnarli a Tokyo, assicurarmi che siano tutti sani e salvi, e allora parlerò a Kaoru-dono e nel caso, sparirò dalla sua vita.

*****

Avevo combinato un disastro! Pensavo che camminando in un’area più vasta della portata di una nave sarei riuscita a stare ad una certa distanza da Kenshin… inoltre volevo vedere le città che sorgevano sulla strada… e mai scelta fu più sbagliata! Almeno in una nave se non vuoi vedere qualcuno ti chiudi in cabina e passi lì il tempo, tanto non sei tu che la guidi! Questo viaggio a piedi invece ci costringeva a stare sempre vicini per guardarci le spalle e non potevamo spostarci dal gruppo se non volevamo rallentarlo… al peggio non c’era mai fine!

Per fortuna almeno quando ci accampavamo avevo l’opportunità di stare sola con i miei pensieri mentre ci organizzavamo per il pernottamento. All’altezza di Nagoya ci fermammo già nel primo pomeriggio per accamparci e ognuno di noi iniziò il suo giro di perlustrazione dell’area: stavo tornando sui miei passi quando sentii dei rumori provenire dal ruscello nelle vicinanze e andai a vedere. E combinai un altro pasticcio.

*****

Nei pressi di Nagoya ci siamo fermati prima per accamparci: la strada davanti a noi era lunga e impervia e ci saremmo trovati in un brutto posto per la notte, quindi ci siamo fermati prima. Ho fatto il mio giro di ricognizione e non trovando alcun problema mi sono concesso un momento di pausa lungo il ruscello per fare un bel bagno e rischiarare i pensieri. Ad un certo punto però ho sentito dei passi provenire dal bosco…

*****

Proprio lui dovevo incontrare!? Mezzo svestito per di più! Mi nascosi dietro un albero, ma di sicuro mi aveva già sentito: potevo sperare in una fuga silenziosa? In mezzo al bosco?

*****

Rivestendomi in fretta, mi sono avvicinato silenziosamente all’origine del rumore con la sakabatou pronta a scattare… e ho visto dei capelli conosciuti.

*****

– Kaoru-dono! –

La sua voce all’improvviso così vicina mi fece sobbalzare, e d’istinto presi il primo oggetto pesante che mi trovai a tiro e lo lanciai… e un ramo colpì in pieno la testa di Kenshin:

– Oro! –

*****

– Ti sembra il modo di comparire alle spalle di una fanciulla? –

Kaoru-dono sembrava essere tornata la solita mentre mi faceva la ramanzina e controllava il mio bernoccolo.

– Veramente quella nascosta eri tu… – sussurro tra me e me temendo un altro attacco d’ira.

– Che hai detto? – sul suo volto compare una pericolosa espressione di sospetto, così mi affretto a rispondere – Niente niente.. – Forse era il caso di chiederle una volta per tutte la ragione del suo comportamento, approfittando del momento di vicinanza tra noi…

*****

– Kaoru-dono c’è una cosa che devo dirti – Il tono di Kenshin si era fatto all’improvviso serio. Per un attimo ero riuscita a trattarlo come sempre, preoccupata di avergli fatto del male seriamente con quel ramo… ma questo improvviso cambio di voce era allarmante. Cosa voleva dirmi?

– Da qualche giorno sei strana Kaoru-dono – Oh no! Ed ora cosa potevo mai dirgli?!

– St..strana? Perché? Che ho? – Noo! Avevo tentennato nel parlare!

– Intendo, nei miei confronti – ero dietro di lui a controllargli la testa ma ho subito sentito la tensione irrigidirgli il corpo. Lo stavo ferendo col mio comportamento!?!

*****

– Ma cosa stai dicendo? Perché mai dovrei essere strana verso di te? – Le sue parole sono in conflitto con il suo corpo, che d’improvviso prende le distanze dal mio: si è alzata e messa a mezzo metro di distanza alla mia sinistra.

– Kaoru-dono, non vuoi più che venga al dojo con te?

*****

Quali pensieri assurdi gli si stavano arrovellando in testa!

– Cosa? – Mi girai di scatto verso di lui e m’inginocchiai accanto: tutti i miei turbamenti sparirono in un istante, rispetto alla preoccupazione allarmante che sentii a seguito di quelle parole.

Sei più distante, mi eviti… ho come la sensazione che tu non mi voglia più nel dojo e che non riesca a dirmelo… ma io lo capisco se non vuoi più la mia presenza lì, non ti sarò più d’intralcio, vi accompagnerò fino a Tokyo e mi sposterò, non c’è alcun problema. Non voglio esserti di peso! – e così dicendo alzò d’improvviso lo sguardo dritto verso i miei occhi. Non potevo crederci! Stavo rischiando di perderlo con il mio stupido comportamento! Dovevo rimediare subito!

– Assolutamente no! Ti sbagli Kenshin, io non voglio affatto che tu vada via! – ero così impaurita al pensiero di perderlo di nuovo che afferrai i risvolti del suo kimono per tenere la presa su di lui, un gesto inconscio per trattenerlo a me.

– Allora perché sei più distante? Ti ho fatto qualcosa di male? Io non ricordo di aver fatto nulla, almeno non intenzionalmente.. –

– Tu non hai fatto niente! – lo guardai negli occhi, ma poi quel viola del suo sguardo divenne così intenso, così ipnotico che abbassai la testa. – Sono io che… – Dovevo davvero dirgli come stavano le cose? Dirgli che il solo guardarlo accelerava i battiti del mio cuore e azzerava tutta la mia razionalità?!

*****

Kaoru-dono ha lo sguardo basso e non riesce a terminare la frase, c’è qualcosa che proprio non riesce a dirmi, cosa le avevo mai potuto fare per farla stare così male? – Posso rimediare in qualche mo… – non sono riuscito a finire la frase perché all’improvviso ha alzato la testa, e mi ha baciato.

*****

La razionalità mi aveva proprio abbandonato, ma ormai dovevo fargli capire in qualche modo come stavano le cose e quando iniziò a parlare nemmeno sentii cosa stava per dire: temevo di perderlo, temevo di sentirgli dire di nuovo che se ne sarebbe andato via, e armata di tutto il mio coraggio alzai la testa decisa e lo baciai, e mi ritrovai immediatamente con le braccia intorno al suo collo; ma Kenshin stava per dire qualcosa e capii che non voleva ricambiare il mio bacio.

*****

Mi ha colto totalmente alla sprovvista! Mi ha circondato il collo con le mani mentre io cercavo di parlare e poi di scatto si è allontanata da me girandosi imbarazzata. Tutto mi aspettavo tranne una reazione simile…

*****

– Scu..scusami! – Questa volta l’avevo fatta grossa. Ora mi avrebbe detto che non poteva ricambiare e che se ne sarebbe andato via… lo stavo perdendo davvero!

Stavo maledicendo la mia folle stupidità quando all’improvviso sentii le sue braccia circondarmi le spalle mentre la sua voce così vicina al mio orecchio disse: – Non ti scusare, non mi ha dato affatto fastidio, anzi, mi ha reso felice –

Felice! Era felice! Allora non ero stata una sciocca o almeno, non del tutto: lacrime di gioia iniziarono a scorrere sul mio viso mentre mi aggrappavo alle sue mani quasi come a sigillare il suo abbraccio, e appoggiai il corpo contro il suo viso. Una nuova vita ci attendeva a Tokyo, e non vedevo l’ora di andarle incontro, ma nel frattempo, restammo così a goderci quel momento di dolcezza per un po’, beandoci della riacquistata pace nei nostri cuori.

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