Il mondo visto da un'orecchie a punta

Pensieri e Parole

La gente ti chiama Raist?

“La gente ti chiama Raist?”
“No”, rispose Raistlin secco. C’era stata una sola persona che lo avesse mai chiamato così.

“Non ti piace davvero essere toccato”, commentò piano. “Non ti piace lasciare che le persone ti si avvicinino troppo”

“Immagino che prima di rivolgerti al male, eri un tempo un bambino felice e spensierato…”
“Immagini male.”

“Era lieto di aver tenuto il cappuccio abbassato a coprirgli il volto, perché in quel momento la sua mente stava vacillando e barcollando come un ubriaco. Era stato così certo che Caramon fosse morto, se ne era convinto, se lo era ripetuto ogni mattina, ogni notte… Chiuse gli occhi per impedire che la stanza cominciasse a ruotargli intorno, e serrò le mani intorno ai braccioli della sedia per cercare di ritrovare il controllo.
Cosa m’importa se Caramon è vivo o morto?, si chiese, affondando le dita nel legno. Per me è lo stesso.
Solo che non lo era. Da qualche parte, nel profondo del suo essere, una parte debole e molto disprezzata di lui, una parte che aveva a lungo tentato di soffocare, desiderava piangere di gioia.”

—O—
Margaret Weis&Tracy Hickman – I Draghi del Signore del Tempo


Is there…

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-Khan, Star Trek Into Darkness


“Non faresti del male a tuo fratello.”

Tanis si fermò, i suoi occhi incontrarono quelli di Raistlin.

«D’accordo» disse Tanis, respirando affannosamente. «Mi uccideresti senza pensarci due volte. Ma non faresti del male a tuo fratello. Caramon, fermalo!»

Caramon fece un passo verso il suo gemello. Raistlin sollevò il pugnale d’argento in un gesto ammonitore.

«Non farlo, fratello mio» disse con voce sommessa. «Non avvicinarti di più».

Caramon esitò.

«Continua, Caramon» disse Tanis con fermezza. «Non ti farà del male».

«Diglielo, Caramon» bisbigliò Raistlin. Gli occhi del mago non lasciarono mai quelli di suo fratello. Le pupille a clessidra si dilatarono, la loro luce dorata guizzò minacciosa. «Di’ a Tanis quello che sono capace di fare. Te ne ricordi, perciò dillo. È nei nostri pensieri tutte le volte che ci guardiamo, non è vero, mio caro fratello?»

«Di cosa sta parlando?» volle sapere Tanis, ascoltando solo a metà. Se fosse riuscito a distrarre Raistlin… a saltargli addosso…

Caramon si sbiancò in volto. «Le Torri della Grande Stregoneria… » Esitò. «Ma ci è proibito parlarne! Par-Salian ha detto… »

«Questo non ha più importanza, adesso» lo interruppe Raistlin con la sua voce rotta. «Non c’è niente che Par-Salian possa farmi. Una volta che avrò ciò che mi è stato promesso, neppure il grande Par-Salian avrà il potere di affrontarmi!

Ma non è niente che riguardi te. Questo sì, invece».

Raistlin tirò un profondo sospiro, poi riprese a parlare, i suoi strani occhi erano sempre puntati sul suo gemello.

Ascoltando soltanto a metà, Tanis strisciò più vicino, con il cuore che gli batteva in gola. Un rapido movimento e il gracile mago sarebbe crollato… Poi Tanis si trovò intrappolato e trattenuto dalla voce di Raistlin, costretto a fermarsi per un momento ad ascoltare, come se Raistlin stesse tessendo un incantesimo intorno a lui.

«L’ultima prova nella Torre della Grande Stregoneria, Tanis, era contro me stesso. E io ho fallito. L’ho ucciso, Tanis: ho ucciso mio fratello». La voce di Raistlin era calma, «o per lo meno pensavo che fosse Caramon». Il mago rabbrividì.

«Come è risultato poi, era un’illusione creata per insegnarmi a conoscere gli abissi del mio odio e della mia gelosia.

Così pensavano di poter purgare la mia anima dalla tenebra. Ma quello che io ho veramente imparato è che mi manca l’autocontrollo. Tuttavia, poiché non faceva parte della vera Prova, il mio insuccesso non ha contato contro di me…

salvo che con una sola persona».

«Io l’ho guardato mentre mi uccideva!» gridò Caramon in preda alla disperazione. «Mi hanno fatto guardare così da poterlo capire!» L’omone si lasciò cadere con la testa fra le mani, il suo corpo fu percorso da un brivido convulso.

«Capisco!» singhiozzò. «Allora ho capito! Mi spiace. Soltanto, non andar via senza di me, Raist… sei così debole! Hai bisogno di me… »

«Non più, Caramon» bisbigliò Raistlin con un sospiro sommesso. «Non ho più bisogno di te».

Tanis li fissò entrambi, nauseato dall’orrore. Non riusciva a crederci ! Non riusciva a crederlo anche se era Raistlin a farlo. «Caramon, procedi» ordinò con voce rauca.

«Non fare che mi venga vicino, Tanis» disse Raistlin, la sua voce era gentile, come se avesse letto i pensieri del mezzelfo. «Ti assicuro che sono capace di farlo. Ciò che ho cercato per tutta la mia vita è a portata di mano e non permetterò che qualcosa possa fermarmi. Guarda la faccia di Caramon, Tanis: lui lo sa! L’ho già ucciso una volta. Posso farlo di nuovo. Addio, fratello mio».

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Margaret Weis & Tracy Hickman – I Draghi dell’Alba di Primavera


Gli esseri umani, hanno a disposizione due strumenti per affermare la propria esistenza.

Il primo è L'”Io“. Però l’Io non può reggersi solo su se stesso.

Ciò che conta è la sequenza degli eventi che ci hanno guidato passo dopo passo. In altre parole, l’Io prende forma con l’aumentare del “tempo” sull’asse delle ascisse. E in base al concetto di “futuro” potrai sperimentare il desiderio o la disperazione.


Il secondo riguarda gli “altri“.

Affermando la tua esistenza che si riflette negli altri, come in uno specchio, trovi il tuo valore. E questo concetto si lega sempre più al consolidarsi dell’Io.


Ukoku Sanzo Hoshi


Non avere nulla

“Non avere nulla”
Sono le parole che il mio maestro mi ha lasciato.
Vivere senza essere imprigionato o legato a qualcosa.
Ma è giusto andare avanti vivendo mentre getti tutto lontano?
Genjo Sanzo Hoshi   “Saiyuki”

Dovrei essere contento, si disse Caramon, fissando il buio. Amo Tika e in cambio ho il suo amore. E adesso siamo liberi di esprimere quell’amore. Posso prendere quest’impegno con lei. Adesso può venire per prima, in tutti i miei pensieri. E’ affettuosa, generosa. Merita di essere amata.
Raistlin non è mai stato questo. Perlomeno, è ciò che tutti credono. Quante volte ho sentito Tanis chiedere a Sturm, quando pensava che non potessi sentire, perché mai sopportavo il sarcasmo, le amare recriminazioni, gli ordini imperiosi. Li ho visti che mi guardavano con pietà. So che talvolta pensano che io sia tardo di mente, e lo sono, a paragone di Raistlin. Io sono il bue, che avanza con passo pesante, che sopporta il fardello senza lamentarsi. E’ questo che pensano di me.
Loro non capiscono. Non hanno bisogno di me. Perfino Tika no ha bisogno di me… non come Raist aveva bisogno di me. Loro non l’hanno mai sentito svegliarsi nel mezzo della notte quand’era piccolo. Siamo stati lasciati soli, così tanto, lui ed io. Non c’era nessuno là nel buio a sentirlo e confortarlo, salvo me. Non riusciva mai a ricordare quei sogni, ma erano orribili. Il suo corpo esile tremava per la paura. I suoi occhi erano allucinati per il terrore che soltanto lui poteva vedere. Si aggrappva a me singhiozzando, ed io gli raccontavo delle storie oppure proiettavo delle ombre buffe sul muro per scacciar via l’orrore.
"Guarda Raist", gli dicevo, "coniglietti…" e sollevavo due dita e le agitavo come le orecchie d’un coniglio.
Dopo un pò smetteva di tremare. Non rideva e neppure sorrideva. Non ha mai fatto molto nessuna delle due cose, perfino quand’era piccolo. Ma si rilassava.
"Devo dormire, sono così stanco", bisbigliava, stringendomi con forza la mano. "Ma tu rimani pure sveglio, Caramon. Sorveglia il mio sonno. Tienili lontani. Non permettere che mi prendano."
"Rimarrò sveglio. Non permetterò che niente ti faccia del male Raist!" gli promettevo. Poi sorrideva, quasi, ed, esausto, i suoi occhi si chiudevano. Io mantenevo la mia promessa. Rimanevo sveglio mentre lui dormiva. Ed era strano… ma forse li tenevo davvero lontani, poiché, fintanto che ero sveglio e vigile, gli incubi non lo perseguitavano mai.
Perfino quando è stato più vecchio talvolta gridava ancora di notte e allungava le mani verso di me. Ed io ero là. Ma cosa farà adesso? Che cosa fa senza di me quando è solo, smarrito, e spaventato nel buio?
Che cosa farò senza di lui?
 
 
 
Margaret Weis&Tracy Hickman
"I Draghi dell’Alba di Primavera"

Considera questo giorno
poichè esso è vita.
Nel corso fugace
questo giorno racchiude
tutte le verità,
tutte le realtà della sua esistenza;
la felicità del fiorire
la gloria dell’azione,
lo splendore della bellezza.
Poichè ieri non è che un sogno,
e domani non è che una visione,
ma l’oggi ben vissuto,
dà di ogni giorno trascorso
un sogno di felicità
e fa di ogni giorno futuri
una visione di speranza.
Così, considera questo giorno.
 
Poesia Indiana