Il mondo visto da un'orecchie a punta

Mad About You

SLA e Ice Bucket Challenge

Da un po’ di tempo imperversa in internet la Ice Bucket Challenge, che vede attori, cantanti, sportivi e personaggi dello spettacolo in generale, sfidarsi a gettarsi addosso un secchio pieno di acqua ghiacciata. La sfida è nata per attirare l’attenzione del pubblico sulla donazione alla ricerca per la cura della SLA (sclerosi laterale amiotrofica) che, seguendo Wikipedia:

è una malattia neurodegenerativa progressiva del motoneurone, che colpisce selettivamente i motoneuroni, sia centrali, sia periferici. […]
Le conseguenze di questa malattia sono la perdita progressiva e irreversibile della normale capacità di deglutizione (disfagia), dell’articolazione della parola (disartria) e del controllo dei muscoli scheletrici, con una paralisi che può avere un’estensione variabile, fino alla compromissione dei muscoli respiratori, alla necessità di ventilazione assistita e quindi alla morte, in genere entro pochi anni. L’unico modo per prolungare la sopravvivenza del malato è la tracheotomia con la respirazione artificiale: pur in condizione di disabilità estrema, il paziente, se tenuto al riparo da infezioni e malattie respiratorie, può vivere anche 20 anni o più.

In parole povere, la SLA paralizza gradualmente il corpo di chi ne è affetto, proprio come la più famosa sclerosi multipla. È una malattia che porta alla morte e prima ancora ad una vita di sofferenze (una delle vittime più famose di questa patologia è lo scienziato Stephen Hawking) ed essendo poco diffusa non è stata ancora trovata una cura.

La Ice Bucket Challenge era nata come una sfida a gettarsi la secchiata d’acqua gelida nel caso si decidese di non donare alla ricerca, ma col tempo si è diffusa talmente tanto da diventare compagna delle donazioni e, ultimamente, solo un’allegra sfida estiva. Ho letto al riguardo lamentele e polemiche sul fatto che un’iniziativa nata per sensibilizzare la gente su una malattia rara e davvero brutta, sia diventato solo un giohetto divertente che fa moda, e credo che trovandomi di umore particolamrmente cinico e tetro, sarei stata d’accordo anche io, perché è un risvolto degli eventi più superficiale e agli antipodi dal suo vero scopo.

Tuttavia, devo spezzare una lancia a favore di questo trend, perché noi spettatori ci siamo divertiti a vedere i nostri vip che congelavano e si sfidavano tra loro, ma nel frattempo molti di noi si saranno informati sulla SLA e qualcuno avrà dato il suo contributo. La piega più allegra e divertente è in sintonia con l’estate, che è di norma la stagione del divertimento e della “superficialità” (intesa come desiderio di lasciarsi i problemi alle spalle), ma il collegamento della sfida alla ricerca per una cura ad una malattia spietata, è riuscito ugualmente a dare un risvolto serio e profondo al trend estivo. Personalmente, credo che a volte un po’ di leggerezza aiuti a sensibilizzare le persone, allo stesso modo (se non meglio) di quanto possa fare uno spot serio e impegnato.

E detto questo, per concludere in bellezza, ecco le due sfide che ho amato di più, perché sono state tra le più divertenti e originali, e perché vedono protagonisti i miei amati british che, in due modi che rispecchiano perfettamente i rispettivi caratteri, hanno partecipato alla challenge nonostante la mancanza del secchio (il primo) e il ritardo (il secondo).


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I sogni son deliri…

Non mi capita di sognare spesso e la maggior parte delle volte, ricordo solo di averlo fatto senza rammentare l’assurda trama dei miei deliri notturni…
Stavolta invece, mi sono svegliata con l’ultima parte del mio viaggio onirico ben piantato nella testa, e ancora rido per l’assurdità della cosa!
Tutto è nato dal fatto che prima di andare a dormire, ho dissezionato il web in cerca di un volto per Lucien ed Emile.
Per il secondo  ho trovato il viso quasi perfetto da tempo e credevo si trattasse di un adorabile sconosciuto… invece qualche giorno fa, sempre in cerca di visi per i miei bambini, ho trovato un’altra immagine di quel volto adorabile e ho capito che, trattandosi di un photoshoot, quel bel visino doveva appartenere ad un modello… Così armata di due browsers, da un lato cercavo Emile e dall’altro il suo francesissimo cugino… e cercando un’immagine per Lucien ho trovato il nome del viso di Emile!
Da quel punto in poi ho trascorso non so quanto tempo a scaricare le foto più adatte per il mio Riccioli Rossi e sapevo che a furia di vedere quel visetto, l’avrei sognato.
E così è stato.
Solo che nel sogno, quel viso non era né del suo effettivo proprietario, né di Emile… era di Rob!!!!
UHAUAHUAHUAHUAAH!!!
Ma dico io, come si fa a dare a Robert Pattinson un altro volto???
Per quanto possa essere caruccio anche quello di “Emile”, Rob di certo non ha bisogno di sostituzioni…
E ovviamente il delirio non è finito qui: perché Rob nel sogno era mio fratello (ed io di certo non lo sentivo come tale) e stava ripassando la parte per l’interpretazione di William Edge, il protagonista di Silver, la storia che ho letto il mese scorso!!!
Cosa diavolo ho fumato/mangiato/bevuto, prima di andare a dormire???????
Sarà stato il raffreddore che mi ha cotto l’unico rimasuglio di neurone rimastomi nel cervello? Ancora rido per l’assurdità di quel sogno!!!!

Cosmopolis – post visione

Sono tornata da un’ora dal cinema, e mi sono fiondata sul sito del Festival di Cannes per poter vedere il Red Carpet della Premiere del film che ho appena visto.
E’ la prima volta che vedo un film prima della sua prima mondiale: mi piaceva l’idea di sapere che mentre erano tutti in sala lì a Cannes, io sapessi esattamente cosa avrebbero visto… Purtroppo il live streaming non ha collaborato, credo di essere arrivata tardi o di avere avuto il link sbagliato; sta di fatto, che non ho potuto vivere l’atmosfera dell’attesa e mi sto consolando con le immagini di un Rob bellissimo come sempre.
Ma veniamo a noi, anzi a Cosmopolis.
Mi ero preparata a vedere scene di ordinaria follia lungo tutto il percorso della giornata delirante di Eric e mi aspettavo un film molto veloce, che lasciasse poco tempo per riflettere su ciò che accadeva.
Invece non è stato affatto così: Cosmopolis è l’esatto contrario di ciò che credevo!
Il ritmo del film è molto pacato, in contrasto col putiferio che si è scatenato nelle strade di New York  in quella giornata. L’ottanta per cento del film si svolge nella limousine, dove in base agli incontri e alle riunioni di Eric, ci si ritrova catapultati all’interno di dialoghi a tratti deliranti a tratti molto profondi su ciò che è l’era moderna, su quanto investiamo nel futuro, su quanto la vita è soggetta a cambiamento.
Ogni dialogo di questo film sarebbe da ascoltare attentamente per almeno un paio di volte.
Ed è per questo che non posso essere certa di aver assimilato tutto il messaggio del lungometraggio.
ATTENZIONE SPOILER
A movimentare il lungo percorso di Eric in auto, ci sono alcuni intervalli come la colazione e il pranzo con una moglie che non conosceva nemmeno il colore dei suoi occhi (e che gli dà anche il benservito dopo due settimane di matrimonio), e un incontro molto poco professionale con una nuova guardia del corpo che si concede con lui le sue prime ore di riposo.
Eric è un ipocondriaco: scopriamo solo a fine film che il padre è morto di malattia (probabilmente cardiaca) quando lui aveva appena cinque anni, e questo lo porta a sottoporsi ogni santo giorno ad accurate visite mediche, perché la vita può lasciarci da un momento all’altro, perché l’imprevisto è fuori casa ad attenderci, perché “E’ nei week end che le persone muoiono”.
In mezzo a questo percorso che sembra ordinario, s’inseriscono i fattori disturbanti: un maniaco che sta cercando di uccidere Eric, un funerale che ha bloccato il traffico, e l’arrivo del presidente degli Stati Uniti, che ha scatenato una rivolta immane per le strade cittadine.
E non è solo New York che è nel caos: all’estero un ambasciatore viene aggredito in diretta durante un programma televisivo, e i movimenti dello yuang, la moneta cinese, mandano all’aria tutta la ricchezza di Eric, solo perché non è riuscito a prevedere i movimenti del mercato.
Da questo tracollo finanziario, inizia il tracollo personale dell’uomo: la moglie lo lascia, promettendogli comunque un aiuto finanziario, il funerale che blocca il traffico, si scopre essere del suo musicista preferito nonché amico, e  l’ossessione del capo della sicurezza per la sua salvezza, lo porta a reagire sconsideratamente, uccidendolo freddamente in un secondo (istante che mi ha fatto saltare dalla sedia al cinema!).
Quando arriva finalmente dal barbiere, vecchio amico del padre, Eric inizia a conoscere davvero il suo autista, attraverso i discorsi che condivide con l’altro su un passato comune vissuto sulle strade come autisti.
E in quei momenti si percepisce la crudeltà del mondo, perché come anticipato dala moglie in un dialogo ad inizio film, i tassisti hanno sempre storie tristi e dolorose da raccontare, sono sempre figli di una vita che li ha traditi, usati e gettati in strada. 
A quel punto Eric, smette di essere un rampollo viziato ed egoista, e si accomoda accanto all’autista, mentre va a depositare la limousine alla rimessa.
Ed è in questo punto del film, che arriva il momento più intenso, attraverso il confronto con l’uomo che vuole ucciderlo (un grande Paul Giamatti): con le pistole puntate reciprocamente, iniziano a parlare tra loro, cercando un punto di comunione. Si scopre così che l’aspirante killer era un dipendente di Eric e che il modo del ragazzo di mandare avanti l’azienda lo ha estromesso, e da allora si è sentito un essere invisibile per quella società, in cui lui non aveva più un posto, in cui ciò che sapeva non era abbastanza per andare avanti.
La confessione dolorante e delirante di Giamatti mi è piaciuta moltissimo: l’inquadratura mostrava sia lui che Rob/Eric, divisi da un vetro e da reazioni diverse al discorso in atto: Giamatti sempre più preso dal suo senso d’inadeguatezza, Eric, serio e compito, ma col capo sempre più chino ed adombrato.
La frase che Eric ripete in continuazione durante questo confronto è “Non farmi ragionare”: ha smesso di pensare, ha smesso di prevedere i movimenti del mercato e della gente, ha smesso di guardare al suo futuro: Eric non vuole più vedere ciò che ha davanti, non vuole pensare alla vita misera del suo ex dipendente… e per darsi una scossa, si spara alla mano.
Il dolore lo avvicina all’altro uomo, che lo aiuta a tamponare la ferita, e sembrano quasi raggiungere un accordo… ma dopo un pò, quest’ultimo si allontana da Eric e gli dice: “Non posso non ucciderti”: quello è il suo obbiettivo, è la sua salvezza… se ucciderà la causa della sua sofferenza, finalmente sentirà di aver raggiunto uno scopo nella vita… Il film si conclude con un Giamatti che porta la pistola alla tempia di un Eric scosso e piangente, a cui gli dice “Tu dovevi essere la mia salvezza”.
Quanto chiediamo, quanto pensiamo di poterci appoggiare a chi lavora alle vette alte, a chi comanda la nostra economia, a chi gestisce l’andamento del mondo?
Tutto può crollare in un momento, tutto è relativo, e questo film me ne ha dato una grande prova.
Siamo destinati al crollo: le ere decadono, la tecnologia si evolve (proprio come quel computer di cui parla Samantha Morton nel film, che non viene nemmeno più chiamato tale), e noi invece, pensiamo che tutto sarà sempre uguale, mentre l’unica certezza che dovremmo avere, è che nulla è per sempre, e tutto è in movimento, perchè la vita non è fatta solo di perfetta simmetria: nella vita c’è anche la presenza di una prostata asimettrica, di un’anomalia che può sconvolgere tutto l’equilibrio raggiunto a fatica.

Auguri Rob <3

Anche se sono in ritardo, non potevo evitare di dedicare un post di questo blog ad una persona speciale, una persona che mi ha cambiato la vita e che mi ha insegnato ad amare qualcuno da lontano, nonostante egli non abbia la più pallida consapevolezza della mia esistenza.
Una persona che sta diventando sempre più un uomo con la testa sulle spalle, ma che nonostante sia immerso in un mondo spietato e che non gli lascia tregua, è ancora adorabilmente sorridente, modesto, semplice, sincero e naturale.
Oggi il mio adorato Rob compie 26 anni ed io non potevo non fargli i miei personali auguri.
Spero con tutto il cuore che tu stia festeggiando questo giorno speciale cirncondato dalle persone che ami e che sono legate a te da un bene sincero.
Tanti Tanti Auguri Rob.

Nuovo photoshoot, nuova intervista, stesso adorabile Rob!

Cosmopolis ha già sconvolto tutte noi RPattziane con il suo trailer, ma quella è solo la punta dell’iceberg, perché a sorpresa è appena spuntata un’intervista con tanto di Shock-Photoshoot dedicata alla carriera di Cronenberg, con un Rob che rende omaggio ai film più famosi del regista canadese nelle foto che costellano l’intervista.
E quest’ultima, mostra un Robert Pattinson che alla luce dell’esperienza con Cronenberg, è più sicuro di sé e delle proprie capacità, anche se continua a non capacitarsi che a quasi 26 anni suonati, piaccia a ragazzine di 13 anni.
Ed io aggiungerei: “Non solo a loro mio caro….”
Lo ADORO!
Per vedere il photoshoot e leggere l’intervista, cliccate sull’immagine.
Buona lettura e buona sbav-visione *_*

Bel Ami – post visione

E’ la prima volta che riesco a vedere  un film di Rob al primo spettacolo del primo giorno, ed è la prima volta in cui lo vedo nei panni di un protagonista decisamente negativo.
Quando lessi Bel Ami anni e anni orsono, detestai con tutto il cuore Georges Duroy, e rileggendo il libro in questi giorni, la mia opinione non è minimamente cambiata: il protagonista del romanzo di de Maupassant è un vile sfruttatore senza arte ne parte, capace solo di arrivare in alto raggirando le donne che gli cadono ai piedi.
E il Georges di Rob, mantiene perfettamente questa caratteristica.
Essendo un film, ovviamente i pensieri di Georges non vengono dipanati uno dopo l’altro come sulle pagine del libro e nelle prime scene sembra anche simpatico, si viene portati a fare il tifo per lui. Ma in seguito, con lo scorrere delle vicende (che nonostante siano state alterate in minima parte per esigenze di copione, sono molto attinenti al libro) si comprende sempre più la brama di Georges di migliorare le proprie condizioni economiche e la sensazione di essere un inetto nelle mani di Madeleine e di Walter (che non ne ho capito il motivo, ha cambiato cognome diventando Rousset).
Le espressioni di Rob, sopperiscono pienamente alla mancanza dei pensieri di Georges.
Anche se la soppressione del dialogo con De Varenne sulla caducità della vita e la morte (che segna Georges nel momento in cui assiste Forestier), è stata a mio avviso una grave mancanza, perché avrebbe mostrato molto più chiaramente quanto fosse forte il desiderio di Georges di vivere una vita in pieno. Inoltre mi sembra che si siano invertiti i sentimenti del protagonista verso Clotilde e Madeleine: nel libro la prima è un semplice divertimento, mentre la seconda sembra attrarlo più  sentimentalmente, invece nel film sembra che sia Clotilde il vero amore di George…
E’ stato bello rivedere Holly Granger accanto a Rob, anche se le loro scene sono davvero misere, ma è palese il cambiamento dei due sia per i ruoli interpretati, sia per l’aspetto fisico maturato rispetto ai tempi di The Bad Mother Handbook.
E parlando di aspetto fisico, mi sono sempre chiesta perché abbiano scelto di eliminare i famosi baffi di Georges, ma guardando bene i primi piani oggi, sono rimasta anche più dubbiosa sulla scelta di lasciare un pò di barba incolta sul suo viso, cosa che gli dona un aspetto trasandato e nemmeno in linea con il look dell’epoca. In questo concordo cun una delle prime recensioni lette secondo cui Rob sembrava essere un personaggio della nostra epoca che si muoveva in un contesto storico a cui non appartiene.
Rob è sempre meraviglioso e nonostante abbia odiato Georges nel momento in cui da il peggio di sé, quelle scene sono state le mie preferite: nei panni del bastardo è meraviglioso e l’unica pecca che non mi ha permesso di godermelo in piena è stata la voce di Crescentini, che proprio non mi piace su di lui. Come del resto la poca professionalità dei doppiatori italiani, che non si sforzano mai di usare un accento straniero: Uma Thurman sfoggia una perfetta padronanza dell’accento francese elencando i nomi delle amanti di Georges, e nel doppiaggio, questo si è totalmente perso…
Non vedo l’ora di avere il DVD tra le mie mani per potermelo godere in lingua originale!

Bel Ami – trailer italiano

OMG! In questo trailer italiano ci sono nuove scene e sono rimasta a bocca aperta… Roberto ci vuole morte, ne sono sempre più sicura!!!

Le voci mi lasciano alquanto dubbiosa: è strano sentire Rob con una voce che non sia quella di Crescentini, nonostante il doppiatore abbia confermato la sua presenza anche in questo film, ma è soprattutto la voce data a Cristina Ricci che appare del tutto ignobile! Non le sta affatto bene e spero che siano i soliti disguidi da trailer e che nel film ci sia una voce che le renda giustizia.
Detto questo, non vedo l’ora di soffrire vedendo il perfido Duroy all’opera *_*