Il mondo visto da un'orecchie a punta

Libri

Erendal delle fiamme

Il periodo apatico continua inesorabile, ma sto cercando di forzarmi a scrivere un po’, perché sento che, quando non scrivo, una parte interna di me appassisce e ciò che resta si inaridisce. Inoltre stavolta ho un motivo più che valido per scrivere un post: un libro.

E si tratta di un libro fantasy. *gioisce*

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Un libro fantasy scritto da un autore emergente che ho avuto il piacere di conoscere sul blog di scrittura Inchiostro diVerso (se amate la scrittura fateci un salto, c’è sempre bella gente lì e c’è spazio per tutti): Ivano Dell’Armi.

Ivano ha sempre amato il fantasy e in particolar modo gli elfi (come dargli torto!) e questa sua passione è confluita nel suo romanzo Erendal delle fiamme in cui il protagonista, Erendal, ci racconta una parte importante della sua storia.

Erendal è un elfo che ha abbandonato il regno elfico in cui ha vissuto, un elfo che ha combattuto in un’armata di demoni e che ne porterà per sempre il segno nell’anima, combattuta tra il suo lato oscuro e feroce, e quella luce interiore che credeva dimenticata, che lo spinge verso la luce e i buoni sentimenti. A inizio libro lo troviamo in questo stato di combattimento interno. vagabondo, senza un luogo che senta suo, senza una casa e/o degli affetti a cui fare ritorno, ombroso, critico verso se stesso, ma anche fiero delle proprie capacità magiche e di spadaccino. Con sé porta una spada di luce magica, che gli ha tenuto compagnia nell’esercito dei demoni e lo rende riconoscibile a chi ha sentito nominare di quella creatura che ha venduto l’anima all’oscurità.

Ma ben presto Erendal incontra Llian, un’umana che non è abbastanza spaventata dal buoi che si cela nell’elfo per mandarlo via, un’umana che nota la sofferenza nel suo sguardo. Ed Erendal ritrova la luce in sé.

Ma l’oscurità sta per tornare a chierdegli un altro tributo, perché quando vivi tra i demoni, quell’ombra non ti abbandonerà mai…

Il personaggio principale di questa storia è ben caratterizzato e, sin dalle prime pagine, si resta presi dal racconto e dai sentimenti contrastanti che turbano l’animo di Erendal. Lungo tutta la narazione si scopre qualcosa del suo passato, e la paura unita alla speranza che ci sia un futuro più roseo per lui, nonostante non sia più una creatura della luce. Il protagonista si ritroverà ad affrontare compagni nuovi e compagni già conosciuti, e attraverso di lui, conosceremo una parte del mondo, già ben delineato, creato dall’autore.

Se c’è un difetto che posso additare a questo libro è la sua brevità, perché gli eventi scorrono uno dopo l’altro (e ce ne sono una bella varietà) nell’arco di 166 pagine e una lettrice affamata come me, vorrebbe un ricco approfondimento di ogni momento; ma se amate le avventure fantasy, questa è una lettura piacevolissima che vi terrà incollati al libro finché non arriverete all’ultima pagina. Quando ho terminato la lettura ho sentito il bisogno di leggere ancora, di saperne di più, e chapeau a Ivano, che ha saputo creare un finale affatto scontato.

Oltre a essere un libro fantasy, questa è la storia di un viaggio interiore, di un’anima nata dalla luce ma vissuta nell’oscurità, che cerca di capire a quale mondo appartenere, che cerca il sollievo nell’amore, che cerca di essere fedele ai principi con cui è cresciuto, pur convivendo con forze oscure che si agitano costantemente dentro di lui.

Anche chi non è appassionato di fantasy potrà sentirsi vicino a Erendal e al suo cammino interiore, perché seppure enfatizzato e reso “irreale” dai dettagli fantasy, è il cammino interiore di ogni essere umano verso l’equilibrio e l’accettazione di sé.

LEGGETELO.

Il libro è acquistabile sia in formato cartaceo che in formato digitale sul sito Youcanprint


My son, Alan.

coverSto leggendo il libro scritto da Sara Turing, madre di Alan, ed ogni pagina è una sofferenza.
Non è ciò che c’è scritto a farmi piangere, ma tutto ciò che c’è dietro a questo libro. Sara non conosceva suo figlio: quando Alan le ha rivelato la sua omosessualità lei non ha battuto ciglio, ma non ha reso chiaro se avesse compreso il significato di quelle parole. Potrebbe essere stato semplice amore incondizionato e sicuramente lei amava quel suo secondogenito così particolare, ma era anche propensa a vedere solo ciò che voleva lei. Dopo aver saputo della morte di Alan, ha scritto questo libro per riabilitare la memoria del figlio, per dimostrare quanto fosse eccezionale sin da piccolo e quanto le sue teorie fossero innovative e visionarie. Ha avuto anche un bel da fare per recuperare testi, lettere e documenti su teoremi matematici che a lei erano del tutto oscuri e considerando che ha fatto tutto questo all’età di settant’anni, è sicuramente una donna da ammirare. Solo che ha chiuso gli occhi più volte, modificando i fatti e persino il modo in cui lei reagiva ai comportamenti bizzarri di Alan, senza contare che ha del tutto omesso l’amore che suo figlio ha provato per Christopher, parlando solo in termini di una forte amicizia.

Sara e Alan, a St. Lunaire (Bretagna) nel 1921

Sara e Alan, a St. Lunaire (Bretagna) nel 1921

Questo solo perché era una madre che ha perso un figlio, cosa che non augurerei a nessuno: non so nemmeno dove abbia trovato la forza di scrivere ripercorrendo il passato e il tempo vissuto con Alan; da stupida sentimentale quale sono vedo pagine bagnate di lacrime ad ogni paragrafo. A parte qualche aneddoto di vita familiare che ho adorato, non ho ancora trovato qualche novità rispetto alla biografia di Hodges che resta il volume più completo ed esauriente per descrivere e farci comprendere l’anima e la mente di Alan Turing. Però il libro di sua madre, nonostante sia da prendere con le pinze per il modo in cui ha deliberatamente omesso e cambiato è un necessario complemento alla lettura, perché in ogni frase, in ogni capitolo e nelle foto inserite all’interno del libro, c’è il dolore silenzioso di una donna che ha perso suo figlio e ha voluto che tutti lo amassero, quanto lo amava lei.


Le mie cause perse: Alan Turing

Nella vita mi è capitato spesso di sviluppare una forte empatia verso alcune persone, siano esse conoscenti, perfetti estranei mai incontrati o persino personaggi inventati.
Da un punto di vista astrologico posso dire che questa caratteristica del mio carattere è dovuta alla combinazione del sole nel segno del Cancro e della luna nell’emotivissimo segno dei Pesci; a livello umano, semplicemente sono una di quelle persone altamente sensibili che chiedono solo di legarsi a qualche emozione forte per farla propria.
In qualsiasi modo veda la cosa, sta di fatto che quando si tratta di cause perse, di esseri viventi “diversi”, emarginati, incompresi, additati, la mia empatia galoppa sfrenata, al punto da farmi soffrire quasi in prima persona degli stessi dolori patiti dai miei “protetti”. Mi è capitato più volte (il più forte dei quali dura da vent’anni e campeggia come header di questo blog) e l’ultimo caso di empatia sfrenata ha il nome di Alan Turing.
Featured Image -- 2586L’ho conosciuto seguendo le “gesta” cinematografiche di Benedict e dopo aver letto brevemente riguardo la sua vita, sono rimasta colpita dall’incredibile trattamento che la storia (e il governo britannico in primis) gli hanno riservato.
Alan era diverso, in più aspetti, dal resto delle persone che lo circondavano: pensava diversamente, agiva diversamente, viveva diversamente e per questo era visto come uno stramboide, per questo era stato vittima di isolamento e critiche a scuola e per questo non ha mai attirato molte simpatie tra compagni e colleghi. Però è stata proprio questa diversità che lo ha reso eccezionale: sin da piccolo si è interessato alla biologia e alla scienza e quando ha incontrato la matematica, ha scoperto il campo che più gli confaceva e che l’ha portato a ideare il primo concetto di intelligenza artificiale, di macchina universale, in grado di risolvere qualsiasi problema; un cervello elettronico che emulasse quello umano.
Quello che oggi chiamiamo computer.
Quello che in questo momento sto usando per scrivere questo post. Quello che è alla base di ogni strumento tecnologico in uso nell’era moderna.
Alan dovrebbe essere riconosciuto già per questo come un genio. Mettiamoci poi che la sua mentalità scientifica e matematica fuori dal comune ha aiutato il governo britannico a sconfiggere i tedeschi e vincere quella cosetta chiamata Seconda Guerra Mondiale, e ditemi se non dovrebbe (quotando Tyldum) “essere sulle copertine di tutti i libri di storia“.
E invece non solo il suo contributo alla scienza e alla storia è stato taciuto e tenuto segreto, in più Alan è stato punito da quel governo che avrebbe solo dovuto ringraziarlo, a causa della sua omosessualità. Negli anni ’50 del XX secolo, essere gay era un reato in Gran Bretagna e Alan fu condannato a due anni di prigione oppure a un trattamento ormonale a base di estrogeni (castrazione chimica). Pur di poter continuare a lavorare scelse gli ormoni ma, ironia della sorte, il trattamento gli ha causato problemi di concentrazione, debilitando l’unica cosa che lo ha sempre definito nel mondo: la sue mente. Senza contare i problemi fisici derivanti, come la crescita del seno, su un corpo atletico di un corridore che era quasi a livelli olimpici…
Tutto questo perché Alan era diverso, perché non piaceva alla gente e perché ha sempre voluto rimanere nell’ombra, nel suo angolino, insieme alle sue ricerche. Non ha potuto pubblicare i risultati della sua esperienza contro Enigma e non ha avuto il favore del governo quando ha pianificato la costruzione della prima macchina intelligente: l’ACE VII (e che mentre lui lottava per avere i finanziamenti, hanno costruito a Cambridge, usando i suoi scritti, ma senza di lui).
E per concludere in bellezza, la vita di Alan si è stroncata il 7 Giugno 1954, a poche settimane dal suo 42esimo compleanno, per un avvelenamento da cianuro.
Si parla di suicidio, ma tutti coloro che conoscevano Alan lo hanno descritto come un uomo che faceva progetti per il futuro, uno che nonostante tutte le avversità continuava a sorridere… C’è chi parla di complotto, perché Alan in quanto omosessuale e conoscitore di tanti segreti era a rischio di minacce…
Qualsiasi sia stata la verità, il fatto che una mente così unica, che aveva ancora tanto da offrire all’umanità, sia stata trattata in quel modo, il fatto che un essere umano che come tutti gli altri, voleva essere solo accettato e amato per ciò che era sia stato emarginato e mal giudicato, mi fa una rabbia immensa. Alan aveva una mente fuori dal comune, aveva anticipato i tempi, avrebbe potuto portare la Gran Bretagna ad essere in prima linea tecnologicamente, avrebbe portato il mondo scientifico a nuovi livelli di conoscenza grazie alle sue associazioni inusuali e profetiche… e invece la vita scientifica di Alan si riduce solo al “Test di Turing“, e alla “Macchina di Turing“, citazioni che conoscono solo gli studenti di matematica e informatica.
Umanamente parlando, Alan è stato una delle tante vittime di bullismo ed emarginazione di chi si distingue dalla massa, pur essendo una persona dal buon cuore, inusualmente fanciullesca, ironico e autoironico, modesto nonostante gli atteggiamenti arroganti verso chi non seguiva i suoi ragionamenti.
Sarà che era un Compare Granchio (sì, sono fissata con l’astrologia), per cui sento di capirlo molto (così come credo che l’abbia capito tanto anche Benedict, altro compare granchio), sarà che mi sono fatta trasportare dall’indignazione che ultimamente è uno dei miei stati umorali più frequenti, ma a me quest’uomo fa una tenerezza incredibile, e se fosse ancora vivo, lo inonderei di abbracci, perché la sua vita è stata una continua richiesta di comprensione e di amore e ne ha avuto ben poco.
Visto che i nostri amati libri di storia non si degnano nemmeno di citare il nome di quest’uomo, leggete la splendida biografia che Andrew Hodges ha scritto su di lui (in italiano, o inglese, a voi la scelta):

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Alan Turing: storia di un enigma
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Alan Turing: The Enigma
E se proprio non avete voglia di immergervi in 664 pagine di biografia, visitate la pagina di Wikipedia dedicata a quest’uomo unico ed eccezionale o meglio ancora, andate al cinema in questi giorni e rendetegli un tributo, ringrazietelo perché ogni giorno vi collegate al mondo tramite una macchina che è nata dalla sua mente, riconoscendogli la sua esistenza e il suo genio. Andate a vedere The Imitation Game.


Non ci sono più i fantasy di una volta…

corporazioneIl mio infinito periodo di apatia, tra le tante cose, mi sta portando una lentezza esasperante nel leggere e nell’appassionarmi ai libri, ma stavolta credo che l’ultima lettura fatta, sia stata poco produttiva per demeriti impliciti della storia. Erano anni che guardavo sugli scaffali delle librerie, la saga di Trudi Canavan, che parte con “La Corporazione dei maghi“.

Se c’è una classe che amo è proprio quella dei maghi (chissà come mai…) ed è davvero raro trovare un libro fantasy che abbia questa categoria come perno centrale della storia; ecco perché non vedevo l’ora di mettere le mie manine su questa trilogia.

Ma come dice il saggio? Attento a ciò che desideri, perché potrebbe avverarsi.

Grazie al mio amato e-reader, sono riuscita a leggere il primo libro, “La corporazione dei magni”, per l’appunto, ed è stato una delusione cocente.

La prima parte del libro è monotona: si può ridurre ad un semplice gioco di guardie e ladri, o del gatto col topo. E il fatto che ben un terzo del libro sia sprecato per raccontare di una caccia che non dà alcun risultato, la dice lunga su quanto il lettore sia invogliato a proseguire.

Per chi riesce nell’impresa, la seconda parte invece è più interessante, perché si iniziano a comprendere le dinamiche all’interno dell’istituto e la protagonista inizia il suo percorso di conoscenza delle sue potenzialità magiche. Ma anche qui c’è una pecca: i problemi creati da un personaggio scomodo sono risolti nel giro di un paio di capitoli e senza nemmeno dare al lettore il tempo di preoccuparsi per le sorti dei personaggi. E immediatamente dopo, si viene catapultati nell’epilogo.

[continua]

È un libro piatto e monotono e anche se ho letto che i libri successivi migliorano, anche se voglio dare il beneficio del dubbio alla Canavan, sperando che abbia iniziato a capire come si scrive un libro, non riesco ad andare avanti con la lettura del secondo libro, e spesso mi chiedo chi me lo faccia fare… Forse è il caso che cambi autore, dato che ho una catasta di libri in attesa di essere letti!


La gente ti chiama Raist?

“La gente ti chiama Raist?”
“No”, rispose Raistlin secco. C’era stata una sola persona che lo avesse mai chiamato così.

“Non ti piace davvero essere toccato”, commentò piano. “Non ti piace lasciare che le persone ti si avvicinino troppo”

“Immagino che prima di rivolgerti al male, eri un tempo un bambino felice e spensierato…”
“Immagini male.”

“Era lieto di aver tenuto il cappuccio abbassato a coprirgli il volto, perché in quel momento la sua mente stava vacillando e barcollando come un ubriaco. Era stato così certo che Caramon fosse morto, se ne era convinto, se lo era ripetuto ogni mattina, ogni notte… Chiuse gli occhi per impedire che la stanza cominciasse a ruotargli intorno, e serrò le mani intorno ai braccioli della sedia per cercare di ritrovare il controllo.
Cosa m’importa se Caramon è vivo o morto?, si chiese, affondando le dita nel legno. Per me è lo stesso.
Solo che non lo era. Da qualche parte, nel profondo del suo essere, una parte debole e molto disprezzata di lui, una parte che aveva a lungo tentato di soffocare, desiderava piangere di gioia.”

—O—
Margaret Weis&Tracy Hickman – I Draghi del Signore del Tempo


Ford Madox Ford – Parade’s End

L’anno scorso ero in piena febbre russa, in piena astinenza dopo aver letto una trilogia che mi è rimasta nel cuore. Succede sempre così con i libri belli, quelli scritti con cuore e anima e con una maestria nel raccontare che non tutti hanno la fortuna di possedere. Quest’anno il mio senso di astinenza è dovuto (anche se in proporzioni minori rispetto alla valanga chiamata Tatiana e Alexander), ad una tetralogia inglese di inizio novecento.

Qualche mese fa, innamorandomi di Sherlock Holmes, ho avuto la fortuna di conoscere Benedict Cumberbatch e il suo straordinario talento, e dopo un po’ di tempo, il british mi ha ripagato la moneta, perché grazie a lui ho fatto la conoscenza di Christopher Tietjens e della sua storia.

9788074849527.225x225-75Rivedendo Parade’s End in italiano (cosa passata del tutto in sordina perché la miniserie è stata trasmessa su Sky Arte, e non su uno dei principali canali per non so quale motivo), il mio amore per quel personaggio e per tutte le vicende di cui è protgonista, si è alimentato e ho deciso di leggere la tetralogia da cui è tratta la miniserie. Ho letto che era una storia scritta in modo complicato, che non era una lettura facile, ma a me questo genere di sfida è sempre piaciuto, anche perché al di là della difficoltà di lettura, tutti ne hanno parlato bene per quanto riguarda il contenuto. Così ho cercato in giro l’edizione italiana ma, sorpresa delle sorprese, ho scoperto che non solo della tetralogia erano stati tradotti solo tre libri, ma che l’edizione è ormai fuori commercio e non ne esistono di nuove!

Morale della favola, se avessi voluto leggere i romanzi di Madox Ford, avrei dovuto farlo in inglese, oppure restare nell’ignoranza eterna. Avrei mai potuto accettare un blocco simile? GIAMMAI. Così, armata di buona volontà, ho preso la tetralogia in inglese e mi sono avventurata nella mia prima lettura in questa lingua… e ce l’ho fatta! Certo, in alcuni punti non è stato facile seguire tutto ciò che c’era scritto, ma un po’ grazie al fatto che sapevo lo svolgimento della trama, un po’ rileggendo alcuni punti più semplici, sono riuscita ad arrivare alla fine della 900 pagine e devo dire che ne è valsa davvero la pena, tant’è che ho anche riletto il primo dei libri: “Some do Not…”, su cui sono basati tre episodi dei cinque di Parade’s End.
La tetralogia è conosciuta per l’appunto col nome di “Parade’s End” e si compone ovviamente di quattro libri: “Some do Not…“, “No More Parades“, “A Man Could Stand Up“, “The Last Post“.

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In tutti e quattro i volumi, è presente uno spaccato ironico e cinico della società britannica di inizio 900, in cui Christopher, l’ultimo dei Tories (per dirla breve, i Conservatori), cerca di vivere seguendo i principi legati ad un tempo che sta morendo, in cui l’onore e il dovere la fanno da padrone. Ma in una società in cui per il solo fatto di aver parlato in pubblico con una sconosciuta, ti vengono attribuiti una relazione segreta e un figlio con la suddetta, essere dei gentleman, essere cavalieri e dire sempre in faccia le cose come stanno, porta solo guai. Chrsitopher è un uomo la cui intelligenza spiccata lo porta a vedere la realtà molto meglio degli altri, ma cionostante la sua incapacità di venir meno all’onore (che lo porta a rinunciare al suo incarico nel Dipartimento di Statistica) e alla solidarietà verso l’amico MacMaster (che aiuterà in più modi, mettendo in cattiva luce se stesso), lo porteranno a mettersi nei guai più di una volta, finendo col diventare “L’uomo più screditato di tutta Londra”.


“They’re incapable of understanding the motives of a gentleman. If you live among dogs they’ll think you’ve the motives of a dog. What other motives can they give you?”
(“Some do Not…”)
“Sono incapaci di capire le motivazioni di un gentiluomo. Se vivi in mezzo ai cani, loro penseranno che tu abbia le motivazioni di un cane. Quale altra potrebbero darti?”



A complicare la sua vita si aggiungono due donne. La presenza più difficile tra le due è quella di sua moglie Sylvia, a cui è legato da un rapporto complicato, di amore e odio. Sylvia non sa se il figlio che ha avuto con Christopher è davvero di suo marito e Christopher, che crede alla monogamia e alla castità, pur sapendolo si lega al bambino, ma resta di una gelida cortesia verso Sylvia, che vede in questo atteggiamento un modo per punirla, per cui cerca di stuzzicare il marito frequentando altri uomini, nella speranza che il coniuge reagisca e mostri un po’ di interesse in lei. Invece Christopher cerca in tutti i modi di coprire i suoi gesti, per non dare a suo figlio una madre dalla cattiva reputazione, e questo include anche il rifiuto di divorziare da lei. Ciononostante rispetta sua moglie e ne è affascinato. Ma quando incontra Valentine Wannop, Christopher capisce che la donna che vuole al suo finaco è quella suffraggetta che gli chiede di aiutare la sua amica a non essere catturata dalla polizia, e che sarà costantemente presente nei suoi pensieri come l’unica persona al mondo con cui lui possa parlare.

tumblr_n2n0m8zF5q1rg310qo2_250L’amore tra Christopher e Valentine inizia con un bacio non dato, anche se fortemente voluto, e continuerà in questo modo per anni, basandosi solo su sguardi e sporadici scambi di parole che per entrambi non sono altro che una continua dichiarazione d’amore. Quando Christopher decide di arruolarsi per combattere (Prima Guerra Modiale) il loro è uno dei commiati più tristi che abbia mai visto, ma Valentine resterà nel cuore di Christopher durante tutti gli anni in cui sarà impegnato al fronte, a combattere, a indurirsi, e a cambiare. tumblr_n2n0m8zF5q1rg310qo4_250

Ford Madox Ford, l’autore della tetralogia, non mi ha reso tanto facile la lettura: la sua scrittura è piacevole e in tantissime parti ho adorato la sua espressività, al punto da dirmi più volte “Se solo fosse tradotto anche in italiano!”, perché credo che questi libri siano una perla della letteratura. Ma è complicato riuscire a gestirsi tra i vari piani temporali che non sono affatto lineari, senza contare che Christopher, con la sua mente matematica e in continuo movimento, fa ragionamenti a catena che a volte ti fanno perdere il filo conduttore. Senza contare il fatto che il testo è pieno zeppo di espressioni in tedesco, latino e francese… (E pensando che questi erano libri scritti per il pubblico, mi sono ritrovata a considerare a quanto fossero molto più colti i lettori dei primi del 900, per poter affrontare una lettura del genere). Ma è una lettura che consiglierei a tutti, perché c’è uno spaccato vivido della società che non è solo quella britannica, è purtroppo la società umana che porta a distruggere la reputazione di un singolo individuo a causa di gelosie personali, passionali o per il semplice amore del gossip. La storia di Christopher è la storia di un uomo che cerca di vivere seguendo dei principi saldi, ma che sono osteggiati da una società malevola che non apprezza più l’onore e la schiettezza.

 

“The war had made a man of him! It had coarsened him and hardened him. There was no other way to look at it. It had made him reach a point at which he would no longer stand unbearable things.”
(A Man Could Stand Up)

“La guerra aveva fatto di lui un uomo! L’aveva irruvidito e indurito. Non c’era altro modo di affrontare la cosa. Gli aveva fatto raggiungere un punto in cui non poteva più sopportare le situazioni intollerabili”


È la storia di uomo che ha vissuto la guerra (come lo stesso Madox Ford), che ha conosciuto l’orrore della trincea, che ha capito le sordide macchinazioni politiche alla base del conflitto e che ha cercato per quanto ha potuto, di mettere gli interessi altrui sempre prima dei suoi, al punto da non aver più nulla per cui vivere. Non c’è solo un’amore platonico di quelli che io amo all’inverosimile, di quelli che vivi in uno sguardo, in uno sfiorarsi delle mani, in un tocco delicato delle dita sulla spalla, ci sono rapporti umani complessi, personaggi che non riesci ad odiare pur essendo continaumente in cattiva luce e altri che invece mostrano la viltà insita nel genere umano.

L’unica cosa che non mi è piaciuta è stata la presenza del quarto libro, che in realtà è stato scritto da Ford su pressione dei lettori, e che in effetti aggiunge ben poco alla storia principale. Che esista o meno quel libro non fa molta differenza, anche se approfondisce la figura di Mark, il fratello di Christopher. Ma poteva essere tranquillamente evitato.

Per il resto, nonostante la differenza di lingua e i molti passaggi (soprattutto quelli relativi all’organizzazione delle truppe) che non ho ben afferrato, questa tetralogia si è guadagnata un posto d’onore nelle mie preferenze e per chi non ha paura di cimentarsi con l’inglese e leggere un classico, la consiglio vivamente, perché è bella, bella, bella; scritta bene, approfondita, sfaccettata… e se è un classico della letteratura inglese, c’è un motivo. LEGGETELA!


I AM ░ ░ ░ ░ LOCKED

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Sono caduta nel tunnel di Sherlock Holmes.
Non credevo che potesse accadere una cosa simile, perché non sono mai stata amante dei gialli (anche se ho amato “Il nome della Rosa”, ma credo che sia stata l’unica eccezione). Ma grazie alla Newton Compton e soprattutto alla sua collana di libri a € 0,99 , ho assecondato la mia curiosità e ho preso il primo romanzo di Sir Arthur Conan Doyle e ho conosciuto finalmente il detective (o meglio consulente investigativo) più famoso del mondo.
E l’ho adorato.
È un uomo decisamente fuori dal comune, e considerato che la sua essenza risiede tutta nella materia grigia, non potevo fare altro che adorarlo. Amo gli uomini intelligenti, quelli che sanno osservare, quelli che non si fanno dominare dai sentimenti, quelli capaci di leggere gli altri con un solo sguardo. Per questo amo Raistlin con tutte le cellule del mio corpo.
Ho letteralmente divorato il primo libro e ho fatto bis con il secondo, e non contenta, ho iniziato a vedere a serie televisiva dell’amata BBC (che Dio l’abbia in gloria): se prima amavo Sherlock al 90%, dopo aver visto la versione moderna, il 100% non gliel’ha tolto proprio nessuno!
Sherlock - BBC
Benedict Cumberbatch è sublime nella parte di Holmes: certo si tratta di uno Sherlock un po’ più estremizzato (almeno rispetto a quanto ne ho letto finora) ma nella sua interpretazione c’è tutta l’essenza del consulente investigativo di Doyle. Anche il Watson di Freeman è splendido e il legame che si è creato tra i due è migliore di quello nato sulla carta, in cui il dottore, pur notando le mancanze nella persona di Holmes, ne è sempre palesemente ammirato, mentre nella serie, questa stima è spesso alternata a discussioni relative al carattere alquanto dispotico e insolente di Sherlock. Ma quei due sono bellissimi insieme e la loro è una delle più belle bromance che abbia mai visto!
(E un breve appunto va anche al primo episodio della seconda stagione, in cui compare “La Donna”, Irene Adler, l’unica in grado di smuovere l’interesse di Sherlock, l’unica capace di tenergli un testa a testa alla pari! Mi è sembrato di vedere Raist e Crysania in azione! *_*)
Per non parlare di Moriarty, un pazzo scatenato che è stato interpretato DIVINAMENTE da Andrew Scott! Talmente bene, che devo assolutamente vedere questa serie in originale, per apprezzare tutte le perfomance degli attori, perché se doppiati sono stati sublimi, al naturale saranno una goduria stellare!
Putroppo, la serie è moooolto breve, e dopo due stagioni di tre episodi ciascuna (che però sono della durata di ben un’ora e mezzo), non vedo l’ora che parta la terza, ma nel frattempo sono in astinenza. ç_ç
Sto continuando a leggere i libri e al momento sono alle prese con “Il Mastino dei Baskerville”, ma ho bisogno di vedere Sherlock e Watson versione moderna, mi mancano! Così sono andata a curiosare sul sito ufficiale della serie, Sherlockology e oltre a scovare meraviglie tra cui i link che spiegano dove poter acquistare delle repliche degli oggetti di scena, ho scoperto, leggendo la biografia dei personaggi, che sono stati riprodotti sia il sito di Sherlock che il Blog di Watson! *_*
(Da notare che il counter è ancora fermo, proprio come mostrato nel primo episodio della seconda stagione! xD)
E meraviglia delle meraviglie, scorrendo lungo quest’ultimo (in cui tra i commenti ad ogni singolo post, si trovano delle perle di dialoghi tra John e Sherlock), ho scoperto dell’esistenza persino del blog di Molly e del sito di Connie Prince!!!
Quanto posso amare i creatori di questa serie, QUANTO???!!! Pignoli e creativi come nessuno al mondo, sono meravigliosi!
E ode eterna alla BBC che quando crea una serie, la fa sempre in modo eccellente! La mia parte filobritannica sta godendo! *_*

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