Il mondo visto da un'orecchie a punta

Libri

Erendal delle fiamme

Il periodo apatico continua inesorabile, ma sto cercando di forzarmi a scrivere un po’, perché sento che, quando non scrivo, una parte interna di me appassisce e ciò che resta si inaridisce. Inoltre stavolta ho un motivo più che valido per scrivere un post: un libro.

E si tratta di un libro fantasy. *gioisce*

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Un libro fantasy scritto da un autore emergente che ho avuto il piacere di conoscere sul blog di scrittura Inchiostro diVerso (se amate la scrittura fateci un salto, c’è sempre bella gente lì e c’è spazio per tutti): Ivano Dell’Armi.

Ivano ha sempre amato il fantasy e in particolar modo gli elfi (come dargli torto!) e questa sua passione è confluita nel suo romanzo Erendal delle fiamme in cui il protagonista, Erendal, ci racconta una parte importante della sua storia.

Erendal è un elfo che ha abbandonato il regno elfico in cui ha vissuto, un elfo che ha combattuto in un’armata di demoni e che ne porterà per sempre il segno nell’anima, combattuta tra il suo lato oscuro e feroce, e quella luce interiore che credeva dimenticata, che lo spinge verso la luce e i buoni sentimenti. A inizio libro lo troviamo in questo stato di combattimento interno. vagabondo, senza un luogo che senta suo, senza una casa e/o degli affetti a cui fare ritorno, ombroso, critico verso se stesso, ma anche fiero delle proprie capacità magiche e di spadaccino. Con sé porta una spada di luce magica, che gli ha tenuto compagnia nell’esercito dei demoni e lo rende riconoscibile a chi ha sentito nominare di quella creatura che ha venduto l’anima all’oscurità.

Ma ben presto Erendal incontra Llian, un’umana che non è abbastanza spaventata dal buoi che si cela nell’elfo per mandarlo via, un’umana che nota la sofferenza nel suo sguardo. Ed Erendal ritrova la luce in sé.

Ma l’oscurità sta per tornare a chierdegli un altro tributo, perché quando vivi tra i demoni, quell’ombra non ti abbandonerà mai…

Il personaggio principale di questa storia è ben caratterizzato e, sin dalle prime pagine, si resta presi dal racconto e dai sentimenti contrastanti che turbano l’animo di Erendal. Lungo tutta la narazione si scopre qualcosa del suo passato, e la paura unita alla speranza che ci sia un futuro più roseo per lui, nonostante non sia più una creatura della luce. Il protagonista si ritroverà ad affrontare compagni nuovi e compagni già conosciuti, e attraverso di lui, conosceremo una parte del mondo, già ben delineato, creato dall’autore.

Se c’è un difetto che posso additare a questo libro è la sua brevità, perché gli eventi scorrono uno dopo l’altro (e ce ne sono una bella varietà) nell’arco di 166 pagine e una lettrice affamata come me, vorrebbe un ricco approfondimento di ogni momento; ma se amate le avventure fantasy, questa è una lettura piacevolissima che vi terrà incollati al libro finché non arriverete all’ultima pagina. Quando ho terminato la lettura ho sentito il bisogno di leggere ancora, di saperne di più, e chapeau a Ivano, che ha saputo creare un finale affatto scontato.

Oltre a essere un libro fantasy, questa è la storia di un viaggio interiore, di un’anima nata dalla luce ma vissuta nell’oscurità, che cerca di capire a quale mondo appartenere, che cerca il sollievo nell’amore, che cerca di essere fedele ai principi con cui è cresciuto, pur convivendo con forze oscure che si agitano costantemente dentro di lui.

Anche chi non è appassionato di fantasy potrà sentirsi vicino a Erendal e al suo cammino interiore, perché seppure enfatizzato e reso “irreale” dai dettagli fantasy, è il cammino interiore di ogni essere umano verso l’equilibrio e l’accettazione di sé.

LEGGETELO.

Il libro è acquistabile sia in formato cartaceo che in formato digitale sul sito Youcanprint


My son, Alan.

coverSto leggendo il libro scritto da Sara Turing, madre di Alan, ed ogni pagina è una sofferenza.
Non è ciò che c’è scritto a farmi piangere, ma tutto ciò che c’è dietro a questo libro. Sara non conosceva suo figlio: quando Alan le ha rivelato la sua omosessualità lei non ha battuto ciglio, ma non ha reso chiaro se avesse compreso il significato di quelle parole. Potrebbe essere stato semplice amore incondizionato e sicuramente lei amava quel suo secondogenito così particolare, ma era anche propensa a vedere solo ciò che voleva lei. Dopo aver saputo della morte di Alan, ha scritto questo libro per riabilitare la memoria del figlio, per dimostrare quanto fosse eccezionale sin da piccolo e quanto le sue teorie fossero innovative e visionarie. Ha avuto anche un bel da fare per recuperare testi, lettere e documenti su teoremi matematici che a lei erano del tutto oscuri e considerando che ha fatto tutto questo all’età di settant’anni, è sicuramente una donna da ammirare. Solo che ha chiuso gli occhi più volte, modificando i fatti e persino il modo in cui lei reagiva ai comportamenti bizzarri di Alan, senza contare che ha del tutto omesso l’amore che suo figlio ha provato per Christopher, parlando solo in termini di una forte amicizia.

Sara e Alan, a St. Lunaire (Bretagna) nel 1921

Sara e Alan, a St. Lunaire (Bretagna) nel 1921

Questo solo perché era una madre che ha perso un figlio, cosa che non augurerei a nessuno: non so nemmeno dove abbia trovato la forza di scrivere ripercorrendo il passato e il tempo vissuto con Alan; da stupida sentimentale quale sono vedo pagine bagnate di lacrime ad ogni paragrafo. A parte qualche aneddoto di vita familiare che ho adorato, non ho ancora trovato qualche novità rispetto alla biografia di Hodges che resta il volume più completo ed esauriente per descrivere e farci comprendere l’anima e la mente di Alan Turing. Però il libro di sua madre, nonostante sia da prendere con le pinze per il modo in cui ha deliberatamente omesso e cambiato è un necessario complemento alla lettura, perché in ogni frase, in ogni capitolo e nelle foto inserite all’interno del libro, c’è il dolore silenzioso di una donna che ha perso suo figlio e ha voluto che tutti lo amassero, quanto lo amava lei.


Le mie cause perse: Alan Turing

Nella vita mi è capitato spesso di sviluppare una forte empatia verso alcune persone, siano esse conoscenti, perfetti estranei mai incontrati o persino personaggi inventati.
Da un punto di vista astrologico posso dire che questa caratteristica del mio carattere è dovuta alla combinazione del sole nel segno del Cancro e della luna nell’emotivissimo segno dei Pesci; a livello umano, semplicemente sono una di quelle persone altamente sensibili che chiedono solo di legarsi a qualche emozione forte per farla propria.
In qualsiasi modo veda la cosa, sta di fatto che quando si tratta di cause perse, di esseri viventi “diversi”, emarginati, incompresi, additati, la mia empatia galoppa sfrenata, al punto da farmi soffrire quasi in prima persona degli stessi dolori patiti dai miei “protetti”. Mi è capitato più volte (il più forte dei quali dura da vent’anni e campeggia come header di questo blog) e l’ultimo caso di empatia sfrenata ha il nome di Alan Turing.
Featured Image -- 2586L’ho conosciuto seguendo le “gesta” cinematografiche di Benedict e dopo aver letto brevemente riguardo la sua vita, sono rimasta colpita dall’incredibile trattamento che la storia (e il governo britannico in primis) gli hanno riservato.
Alan era diverso, in più aspetti, dal resto delle persone che lo circondavano: pensava diversamente, agiva diversamente, viveva diversamente e per questo era visto come uno stramboide, per questo era stato vittima di isolamento e critiche a scuola e per questo non ha mai attirato molte simpatie tra compagni e colleghi. Però è stata proprio questa diversità che lo ha reso eccezionale: sin da piccolo si è interessato alla biologia e alla scienza e quando ha incontrato la matematica, ha scoperto il campo che più gli confaceva e che l’ha portato a ideare il primo concetto di intelligenza artificiale, di macchina universale, in grado di risolvere qualsiasi problema; un cervello elettronico che emulasse quello umano.
Quello che oggi chiamiamo computer.
Quello che in questo momento sto usando per scrivere questo post. Quello che è alla base di ogni strumento tecnologico in uso nell’era moderna.
Alan dovrebbe essere riconosciuto già per questo come un genio. Mettiamoci poi che la sua mentalità scientifica e matematica fuori dal comune ha aiutato il governo britannico a sconfiggere i tedeschi e vincere quella cosetta chiamata Seconda Guerra Mondiale, e ditemi se non dovrebbe (quotando Tyldum) “essere sulle copertine di tutti i libri di storia“.
E invece non solo il suo contributo alla scienza e alla storia è stato taciuto e tenuto segreto, in più Alan è stato punito da quel governo che avrebbe solo dovuto ringraziarlo, a causa della sua omosessualità. Negli anni ’50 del XX secolo, essere gay era un reato in Gran Bretagna e Alan fu condannato a due anni di prigione oppure a un trattamento ormonale a base di estrogeni (castrazione chimica). Pur di poter continuare a lavorare scelse gli ormoni ma, ironia della sorte, il trattamento gli ha causato problemi di concentrazione, debilitando l’unica cosa che lo ha sempre definito nel mondo: la sue mente. Senza contare i problemi fisici derivanti, come la crescita del seno, su un corpo atletico di un corridore che era quasi a livelli olimpici…
Tutto questo perché Alan era diverso, perché non piaceva alla gente e perché ha sempre voluto rimanere nell’ombra, nel suo angolino, insieme alle sue ricerche. Non ha potuto pubblicare i risultati della sua esperienza contro Enigma e non ha avuto il favore del governo quando ha pianificato la costruzione della prima macchina intelligente: l’ACE VII (e che mentre lui lottava per avere i finanziamenti, hanno costruito a Cambridge, usando i suoi scritti, ma senza di lui).
E per concludere in bellezza, la vita di Alan si è stroncata il 7 Giugno 1954, a poche settimane dal suo 42esimo compleanno, per un avvelenamento da cianuro.
Si parla di suicidio, ma tutti coloro che conoscevano Alan lo hanno descritto come un uomo che faceva progetti per il futuro, uno che nonostante tutte le avversità continuava a sorridere… C’è chi parla di complotto, perché Alan in quanto omosessuale e conoscitore di tanti segreti era a rischio di minacce…
Qualsiasi sia stata la verità, il fatto che una mente così unica, che aveva ancora tanto da offrire all’umanità, sia stata trattata in quel modo, il fatto che un essere umano che come tutti gli altri, voleva essere solo accettato e amato per ciò che era sia stato emarginato e mal giudicato, mi fa una rabbia immensa. Alan aveva una mente fuori dal comune, aveva anticipato i tempi, avrebbe potuto portare la Gran Bretagna ad essere in prima linea tecnologicamente, avrebbe portato il mondo scientifico a nuovi livelli di conoscenza grazie alle sue associazioni inusuali e profetiche… e invece la vita scientifica di Alan si riduce solo al “Test di Turing“, e alla “Macchina di Turing“, citazioni che conoscono solo gli studenti di matematica e informatica.
Umanamente parlando, Alan è stato una delle tante vittime di bullismo ed emarginazione di chi si distingue dalla massa, pur essendo una persona dal buon cuore, inusualmente fanciullesca, ironico e autoironico, modesto nonostante gli atteggiamenti arroganti verso chi non seguiva i suoi ragionamenti.
Sarà che era un Compare Granchio (sì, sono fissata con l’astrologia), per cui sento di capirlo molto (così come credo che l’abbia capito tanto anche Benedict, altro compare granchio), sarà che mi sono fatta trasportare dall’indignazione che ultimamente è uno dei miei stati umorali più frequenti, ma a me quest’uomo fa una tenerezza incredibile, e se fosse ancora vivo, lo inonderei di abbracci, perché la sua vita è stata una continua richiesta di comprensione e di amore e ne ha avuto ben poco.
Visto che i nostri amati libri di storia non si degnano nemmeno di citare il nome di quest’uomo, leggete la splendida biografia che Andrew Hodges ha scritto su di lui (in italiano, o inglese, a voi la scelta):

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Alan Turing: storia di un enigma
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Alan Turing: The Enigma
E se proprio non avete voglia di immergervi in 664 pagine di biografia, visitate la pagina di Wikipedia dedicata a quest’uomo unico ed eccezionale o meglio ancora, andate al cinema in questi giorni e rendetegli un tributo, ringrazietelo perché ogni giorno vi collegate al mondo tramite una macchina che è nata dalla sua mente, riconoscendogli la sua esistenza e il suo genio. Andate a vedere The Imitation Game.


Non ci sono più i fantasy di una volta…

corporazioneIl mio infinito periodo di apatia, tra le tante cose, mi sta portando una lentezza esasperante nel leggere e nell’appassionarmi ai libri, ma stavolta credo che l’ultima lettura fatta, sia stata poco produttiva per demeriti impliciti della storia. Erano anni che guardavo sugli scaffali delle librerie, la saga di Trudi Canavan, che parte con “La Corporazione dei maghi“.

Se c’è una classe che amo è proprio quella dei maghi (chissà come mai…) ed è davvero raro trovare un libro fantasy che abbia questa categoria come perno centrale della storia; ecco perché non vedevo l’ora di mettere le mie manine su questa trilogia.

Ma come dice il saggio? Attento a ciò che desideri, perché potrebbe avverarsi.

Grazie al mio amato e-reader, sono riuscita a leggere il primo libro, “La corporazione dei magni”, per l’appunto, ed è stato una delusione cocente.

La prima parte del libro è monotona: si può ridurre ad un semplice gioco di guardie e ladri, o del gatto col topo. E il fatto che ben un terzo del libro sia sprecato per raccontare di una caccia che non dà alcun risultato, la dice lunga su quanto il lettore sia invogliato a proseguire.

Per chi riesce nell’impresa, la seconda parte invece è più interessante, perché si iniziano a comprendere le dinamiche all’interno dell’istituto e la protagonista inizia il suo percorso di conoscenza delle sue potenzialità magiche. Ma anche qui c’è una pecca: i problemi creati da un personaggio scomodo sono risolti nel giro di un paio di capitoli e senza nemmeno dare al lettore il tempo di preoccuparsi per le sorti dei personaggi. E immediatamente dopo, si viene catapultati nell’epilogo.

[continua]

È un libro piatto e monotono e anche se ho letto che i libri successivi migliorano, anche se voglio dare il beneficio del dubbio alla Canavan, sperando che abbia iniziato a capire come si scrive un libro, non riesco ad andare avanti con la lettura del secondo libro, e spesso mi chiedo chi me lo faccia fare… Forse è il caso che cambi autore, dato che ho una catasta di libri in attesa di essere letti!


La gente ti chiama Raist?

“La gente ti chiama Raist?”
“No”, rispose Raistlin secco. C’era stata una sola persona che lo avesse mai chiamato così.

“Non ti piace davvero essere toccato”, commentò piano. “Non ti piace lasciare che le persone ti si avvicinino troppo”

“Immagino che prima di rivolgerti al male, eri un tempo un bambino felice e spensierato…”
“Immagini male.”

“Era lieto di aver tenuto il cappuccio abbassato a coprirgli il volto, perché in quel momento la sua mente stava vacillando e barcollando come un ubriaco. Era stato così certo che Caramon fosse morto, se ne era convinto, se lo era ripetuto ogni mattina, ogni notte… Chiuse gli occhi per impedire che la stanza cominciasse a ruotargli intorno, e serrò le mani intorno ai braccioli della sedia per cercare di ritrovare il controllo.
Cosa m’importa se Caramon è vivo o morto?, si chiese, affondando le dita nel legno. Per me è lo stesso.
Solo che non lo era. Da qualche parte, nel profondo del suo essere, una parte debole e molto disprezzata di lui, una parte che aveva a lungo tentato di soffocare, desiderava piangere di gioia.”

—O—
Margaret Weis&Tracy Hickman – I Draghi del Signore del Tempo


Ford Madox Ford – Parade’s End

L’anno scorso ero in piena febbre russa, in piena astinenza dopo aver letto una trilogia che mi è rimasta nel cuore. Succede sempre così con i libri belli, quelli scritti con cuore e anima e con una maestria nel raccontare che non tutti hanno la fortuna di possedere. Quest’anno il mio senso di astinenza è dovuto (anche se in proporzioni minori rispetto alla valanga chiamata Tatiana e Alexander), ad una tetralogia inglese di inizio novecento.

Qualche mese fa, innamorandomi di Sherlock Holmes, ho avuto la fortuna di conoscere Benedict Cumberbatch e il suo straordinario talento, e dopo un po’ di tempo, il british mi ha ripagato la moneta, perché grazie a lui ho fatto la conoscenza di Christopher Tietjens e della sua storia.

9788074849527.225x225-75Rivedendo Parade’s End in italiano (cosa passata del tutto in sordina perché la miniserie è stata trasmessa su Sky Arte, e non su uno dei principali canali per non so quale motivo), il mio amore per quel personaggio e per tutte le vicende di cui è protgonista, si è alimentato e ho deciso di leggere la tetralogia da cui è tratta la miniserie. Ho letto che era una storia scritta in modo complicato, che non era una lettura facile, ma a me questo genere di sfida è sempre piaciuto, anche perché al di là della difficoltà di lettura, tutti ne hanno parlato bene per quanto riguarda il contenuto. Così ho cercato in giro l’edizione italiana ma, sorpresa delle sorprese, ho scoperto che non solo della tetralogia erano stati tradotti solo tre libri, ma che l’edizione è ormai fuori commercio e non ne esistono di nuove!

Morale della favola, se avessi voluto leggere i romanzi di Madox Ford, avrei dovuto farlo in inglese, oppure restare nell’ignoranza eterna. Avrei mai potuto accettare un blocco simile? GIAMMAI. Così, armata di buona volontà, ho preso la tetralogia in inglese e mi sono avventurata nella mia prima lettura in questa lingua… e ce l’ho fatta! Certo, in alcuni punti non è stato facile seguire tutto ciò che c’era scritto, ma un po’ grazie al fatto che sapevo lo svolgimento della trama, un po’ rileggendo alcuni punti più semplici, sono riuscita ad arrivare alla fine della 900 pagine e devo dire che ne è valsa davvero la pena, tant’è che ho anche riletto il primo dei libri: “Some do Not…”, su cui sono basati tre episodi dei cinque di Parade’s End.
La tetralogia è conosciuta per l’appunto col nome di “Parade’s End” e si compone ovviamente di quattro libri: “Some do Not…“, “No More Parades“, “A Man Could Stand Up“, “The Last Post“.

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In tutti e quattro i volumi, è presente uno spaccato ironico e cinico della società britannica di inizio 900, in cui Christopher, l’ultimo dei Tories (per dirla breve, i Conservatori), cerca di vivere seguendo i principi legati ad un tempo che sta morendo, in cui l’onore e il dovere la fanno da padrone. Ma in una società in cui per il solo fatto di aver parlato in pubblico con una sconosciuta, ti vengono attribuiti una relazione segreta e un figlio con la suddetta, essere dei gentleman, essere cavalieri e dire sempre in faccia le cose come stanno, porta solo guai. Chrsitopher è un uomo la cui intelligenza spiccata lo porta a vedere la realtà molto meglio degli altri, ma cionostante la sua incapacità di venir meno all’onore (che lo porta a rinunciare al suo incarico nel Dipartimento di Statistica) e alla solidarietà verso l’amico MacMaster (che aiuterà in più modi, mettendo in cattiva luce se stesso), lo porteranno a mettersi nei guai più di una volta, finendo col diventare “L’uomo più screditato di tutta Londra”.


“They’re incapable of understanding the motives of a gentleman. If you live among dogs they’ll think you’ve the motives of a dog. What other motives can they give you?”
(“Some do Not…”)
“Sono incapaci di capire le motivazioni di un gentiluomo. Se vivi in mezzo ai cani, loro penseranno che tu abbia le motivazioni di un cane. Quale altra potrebbero darti?”



A complicare la sua vita si aggiungono due donne. La presenza più difficile tra le due è quella di sua moglie Sylvia, a cui è legato da un rapporto complicato, di amore e odio. Sylvia non sa se il figlio che ha avuto con Christopher è davvero di suo marito e Christopher, che crede alla monogamia e alla castità, pur sapendolo si lega al bambino, ma resta di una gelida cortesia verso Sylvia, che vede in questo atteggiamento un modo per punirla, per cui cerca di stuzzicare il marito frequentando altri uomini, nella speranza che il coniuge reagisca e mostri un po’ di interesse in lei. Invece Christopher cerca in tutti i modi di coprire i suoi gesti, per non dare a suo figlio una madre dalla cattiva reputazione, e questo include anche il rifiuto di divorziare da lei. Ciononostante rispetta sua moglie e ne è affascinato. Ma quando incontra Valentine Wannop, Christopher capisce che la donna che vuole al suo finaco è quella suffraggetta che gli chiede di aiutare la sua amica a non essere catturata dalla polizia, e che sarà costantemente presente nei suoi pensieri come l’unica persona al mondo con cui lui possa parlare.

tumblr_n2n0m8zF5q1rg310qo2_250L’amore tra Christopher e Valentine inizia con un bacio non dato, anche se fortemente voluto, e continuerà in questo modo per anni, basandosi solo su sguardi e sporadici scambi di parole che per entrambi non sono altro che una continua dichiarazione d’amore. Quando Christopher decide di arruolarsi per combattere (Prima Guerra Modiale) il loro è uno dei commiati più tristi che abbia mai visto, ma Valentine resterà nel cuore di Christopher durante tutti gli anni in cui sarà impegnato al fronte, a combattere, a indurirsi, e a cambiare. tumblr_n2n0m8zF5q1rg310qo4_250

Ford Madox Ford, l’autore della tetralogia, non mi ha reso tanto facile la lettura: la sua scrittura è piacevole e in tantissime parti ho adorato la sua espressività, al punto da dirmi più volte “Se solo fosse tradotto anche in italiano!”, perché credo che questi libri siano una perla della letteratura. Ma è complicato riuscire a gestirsi tra i vari piani temporali che non sono affatto lineari, senza contare che Christopher, con la sua mente matematica e in continuo movimento, fa ragionamenti a catena che a volte ti fanno perdere il filo conduttore. Senza contare il fatto che il testo è pieno zeppo di espressioni in tedesco, latino e francese… (E pensando che questi erano libri scritti per il pubblico, mi sono ritrovata a considerare a quanto fossero molto più colti i lettori dei primi del 900, per poter affrontare una lettura del genere). Ma è una lettura che consiglierei a tutti, perché c’è uno spaccato vivido della società che non è solo quella britannica, è purtroppo la società umana che porta a distruggere la reputazione di un singolo individuo a causa di gelosie personali, passionali o per il semplice amore del gossip. La storia di Christopher è la storia di un uomo che cerca di vivere seguendo dei principi saldi, ma che sono osteggiati da una società malevola che non apprezza più l’onore e la schiettezza.

 

“The war had made a man of him! It had coarsened him and hardened him. There was no other way to look at it. It had made him reach a point at which he would no longer stand unbearable things.”
(A Man Could Stand Up)

“La guerra aveva fatto di lui un uomo! L’aveva irruvidito e indurito. Non c’era altro modo di affrontare la cosa. Gli aveva fatto raggiungere un punto in cui non poteva più sopportare le situazioni intollerabili”


È la storia di uomo che ha vissuto la guerra (come lo stesso Madox Ford), che ha conosciuto l’orrore della trincea, che ha capito le sordide macchinazioni politiche alla base del conflitto e che ha cercato per quanto ha potuto, di mettere gli interessi altrui sempre prima dei suoi, al punto da non aver più nulla per cui vivere. Non c’è solo un’amore platonico di quelli che io amo all’inverosimile, di quelli che vivi in uno sguardo, in uno sfiorarsi delle mani, in un tocco delicato delle dita sulla spalla, ci sono rapporti umani complessi, personaggi che non riesci ad odiare pur essendo continaumente in cattiva luce e altri che invece mostrano la viltà insita nel genere umano.

L’unica cosa che non mi è piaciuta è stata la presenza del quarto libro, che in realtà è stato scritto da Ford su pressione dei lettori, e che in effetti aggiunge ben poco alla storia principale. Che esista o meno quel libro non fa molta differenza, anche se approfondisce la figura di Mark, il fratello di Christopher. Ma poteva essere tranquillamente evitato.

Per il resto, nonostante la differenza di lingua e i molti passaggi (soprattutto quelli relativi all’organizzazione delle truppe) che non ho ben afferrato, questa tetralogia si è guadagnata un posto d’onore nelle mie preferenze e per chi non ha paura di cimentarsi con l’inglese e leggere un classico, la consiglio vivamente, perché è bella, bella, bella; scritta bene, approfondita, sfaccettata… e se è un classico della letteratura inglese, c’è un motivo. LEGGETELA!


I AM ░ ░ ░ ░ LOCKED

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Sono caduta nel tunnel di Sherlock Holmes.
Non credevo che potesse accadere una cosa simile, perché non sono mai stata amante dei gialli (anche se ho amato “Il nome della Rosa”, ma credo che sia stata l’unica eccezione). Ma grazie alla Newton Compton e soprattutto alla sua collana di libri a € 0,99 , ho assecondato la mia curiosità e ho preso il primo romanzo di Sir Arthur Conan Doyle e ho conosciuto finalmente il detective (o meglio consulente investigativo) più famoso del mondo.
E l’ho adorato.
È un uomo decisamente fuori dal comune, e considerato che la sua essenza risiede tutta nella materia grigia, non potevo fare altro che adorarlo. Amo gli uomini intelligenti, quelli che sanno osservare, quelli che non si fanno dominare dai sentimenti, quelli capaci di leggere gli altri con un solo sguardo. Per questo amo Raistlin con tutte le cellule del mio corpo.
Ho letteralmente divorato il primo libro e ho fatto bis con il secondo, e non contenta, ho iniziato a vedere a serie televisiva dell’amata BBC (che Dio l’abbia in gloria): se prima amavo Sherlock al 90%, dopo aver visto la versione moderna, il 100% non gliel’ha tolto proprio nessuno!
Sherlock - BBC
Benedict Cumberbatch è sublime nella parte di Holmes: certo si tratta di uno Sherlock un po’ più estremizzato (almeno rispetto a quanto ne ho letto finora) ma nella sua interpretazione c’è tutta l’essenza del consulente investigativo di Doyle. Anche il Watson di Freeman è splendido e il legame che si è creato tra i due è migliore di quello nato sulla carta, in cui il dottore, pur notando le mancanze nella persona di Holmes, ne è sempre palesemente ammirato, mentre nella serie, questa stima è spesso alternata a discussioni relative al carattere alquanto dispotico e insolente di Sherlock. Ma quei due sono bellissimi insieme e la loro è una delle più belle bromance che abbia mai visto!
(E un breve appunto va anche al primo episodio della seconda stagione, in cui compare “La Donna”, Irene Adler, l’unica in grado di smuovere l’interesse di Sherlock, l’unica capace di tenergli un testa a testa alla pari! Mi è sembrato di vedere Raist e Crysania in azione! *_*)
Per non parlare di Moriarty, un pazzo scatenato che è stato interpretato DIVINAMENTE da Andrew Scott! Talmente bene, che devo assolutamente vedere questa serie in originale, per apprezzare tutte le perfomance degli attori, perché se doppiati sono stati sublimi, al naturale saranno una goduria stellare!
Putroppo, la serie è moooolto breve, e dopo due stagioni di tre episodi ciascuna (che però sono della durata di ben un’ora e mezzo), non vedo l’ora che parta la terza, ma nel frattempo sono in astinenza. ç_ç
Sto continuando a leggere i libri e al momento sono alle prese con “Il Mastino dei Baskerville”, ma ho bisogno di vedere Sherlock e Watson versione moderna, mi mancano! Così sono andata a curiosare sul sito ufficiale della serie, Sherlockology e oltre a scovare meraviglie tra cui i link che spiegano dove poter acquistare delle repliche degli oggetti di scena, ho scoperto, leggendo la biografia dei personaggi, che sono stati riprodotti sia il sito di Sherlock che il Blog di Watson! *_*
(Da notare che il counter è ancora fermo, proprio come mostrato nel primo episodio della seconda stagione! xD)
E meraviglia delle meraviglie, scorrendo lungo quest’ultimo (in cui tra i commenti ad ogni singolo post, si trovano delle perle di dialoghi tra John e Sherlock), ho scoperto dell’esistenza persino del blog di Molly e del sito di Connie Prince!!!
Quanto posso amare i creatori di questa serie, QUANTO???!!! Pignoli e creativi come nessuno al mondo, sono meravigliosi!
E ode eterna alla BBC che quando crea una serie, la fa sempre in modo eccellente! La mia parte filobritannica sta godendo! *_*

demotivational


“Non faresti del male a tuo fratello.”

Tanis si fermò, i suoi occhi incontrarono quelli di Raistlin.

«D’accordo» disse Tanis, respirando affannosamente. «Mi uccideresti senza pensarci due volte. Ma non faresti del male a tuo fratello. Caramon, fermalo!»

Caramon fece un passo verso il suo gemello. Raistlin sollevò il pugnale d’argento in un gesto ammonitore.

«Non farlo, fratello mio» disse con voce sommessa. «Non avvicinarti di più».

Caramon esitò.

«Continua, Caramon» disse Tanis con fermezza. «Non ti farà del male».

«Diglielo, Caramon» bisbigliò Raistlin. Gli occhi del mago non lasciarono mai quelli di suo fratello. Le pupille a clessidra si dilatarono, la loro luce dorata guizzò minacciosa. «Di’ a Tanis quello che sono capace di fare. Te ne ricordi, perciò dillo. È nei nostri pensieri tutte le volte che ci guardiamo, non è vero, mio caro fratello?»

«Di cosa sta parlando?» volle sapere Tanis, ascoltando solo a metà. Se fosse riuscito a distrarre Raistlin… a saltargli addosso…

Caramon si sbiancò in volto. «Le Torri della Grande Stregoneria… » Esitò. «Ma ci è proibito parlarne! Par-Salian ha detto… »

«Questo non ha più importanza, adesso» lo interruppe Raistlin con la sua voce rotta. «Non c’è niente che Par-Salian possa farmi. Una volta che avrò ciò che mi è stato promesso, neppure il grande Par-Salian avrà il potere di affrontarmi!

Ma non è niente che riguardi te. Questo sì, invece».

Raistlin tirò un profondo sospiro, poi riprese a parlare, i suoi strani occhi erano sempre puntati sul suo gemello.

Ascoltando soltanto a metà, Tanis strisciò più vicino, con il cuore che gli batteva in gola. Un rapido movimento e il gracile mago sarebbe crollato… Poi Tanis si trovò intrappolato e trattenuto dalla voce di Raistlin, costretto a fermarsi per un momento ad ascoltare, come se Raistlin stesse tessendo un incantesimo intorno a lui.

«L’ultima prova nella Torre della Grande Stregoneria, Tanis, era contro me stesso. E io ho fallito. L’ho ucciso, Tanis: ho ucciso mio fratello». La voce di Raistlin era calma, «o per lo meno pensavo che fosse Caramon». Il mago rabbrividì.

«Come è risultato poi, era un’illusione creata per insegnarmi a conoscere gli abissi del mio odio e della mia gelosia.

Così pensavano di poter purgare la mia anima dalla tenebra. Ma quello che io ho veramente imparato è che mi manca l’autocontrollo. Tuttavia, poiché non faceva parte della vera Prova, il mio insuccesso non ha contato contro di me…

salvo che con una sola persona».

«Io l’ho guardato mentre mi uccideva!» gridò Caramon in preda alla disperazione. «Mi hanno fatto guardare così da poterlo capire!» L’omone si lasciò cadere con la testa fra le mani, il suo corpo fu percorso da un brivido convulso.

«Capisco!» singhiozzò. «Allora ho capito! Mi spiace. Soltanto, non andar via senza di me, Raist… sei così debole! Hai bisogno di me… »

«Non più, Caramon» bisbigliò Raistlin con un sospiro sommesso. «Non ho più bisogno di te».

Tanis li fissò entrambi, nauseato dall’orrore. Non riusciva a crederci ! Non riusciva a crederlo anche se era Raistlin a farlo. «Caramon, procedi» ordinò con voce rauca.

«Non fare che mi venga vicino, Tanis» disse Raistlin, la sua voce era gentile, come se avesse letto i pensieri del mezzelfo. «Ti assicuro che sono capace di farlo. Ciò che ho cercato per tutta la mia vita è a portata di mano e non permetterò che qualcosa possa fermarmi. Guarda la faccia di Caramon, Tanis: lui lo sa! L’ho già ucciso una volta. Posso farlo di nuovo. Addio, fratello mio».

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Margaret Weis & Tracy Hickman – I Draghi dell’Alba di Primavera


The Bronze Horseman – Il film | Sottotitolo: La mia felicità.

Non ci speravo granché, o meglio ci speravo, ma non mi aspettavo notizie sul film del Cavaliere di Bronzo in tempi così recenti rispetto alla mia lettura.
Sarà che sono abituata a soffrire e a vedere relegate nell’angolo tutte le splendide storie che amo, o sarà che non si è mai pronti a certi tipi di notizie, ma quando ho letto la news dal sito di Paullina Simons, mi sono ritrovata in lacrime di gioia: una casa di produzione inglese, si è detta interessata alla realizzazione del film, il regista ha letto la trilogia e Paullina non solo sarà l’autrice della sceneggiatura, ma potrà essere presente sul set per controllare che tutto avvenga nel rispetto del libro!

Si può avere una notizia più bella? Immagino proprio di no!

Qui c’è la traduzione di ciò che ha scritto sul suo sito:

Miei devoti lettori e amici,

Sono elettrizzata nel dirvi che il nostro sogno comune di vedere The Bronze Horseman sul grande schermo è un passo più vicino alla realizzazione.

ITA Productions, una compagnia britannica, ha chiesto i diritti del mio libro. Il produttore, Martyn Hall, e il regista, Sash Andranikian, amano  Tatiana e Alexander, e non vogliono altro che rendere un emozionante spettacolo visivo di film. Sash, che proviene da una lunga linea di animatori e realizzatori di film, è Russo-Americano come me. Ha letto tutti e tre i libri e mi ha detto che li ama tutti. Martyn mi ha detto che  The Bronze Horseman è l’unico libro che l’ha fatto piangere. Hanno intenzione di andare in pre-produzione  per la fine del 2013, e di iniziare a girare all’inizio del 2014. Per cui, forse, per la fine del 2014, con una buona dose di fortuna, potremmo avere il nostro film.

Lavoreremo sulla sceneggiatura che ho scritto, che è fantastico, ma significa che dovrò riscriverla, il che implica invetabilmente che dovrò tagliarla. Come tutti voi sapete dai miei libri, la brevità difficilmente è il mio punto forte. Nei miei libri, il mio processo di editing risulta sempre essere un venti per cento più lungo, e non un trenta per cento più corto, che è ciò che Martyn vorrebbe.

La buona notizia è che, i produttori hanno promesso che sarò sul set per revisionare e aggiungere scene nel caso servano durante le riprese, perciò alla fine avremo una partecipazione e qualche piccola misura di controllo nella creazione di questa cosa magica chiamata The Bronze Horseman, un film.

Accoglierò i vostri commenti, domande, preoccupazioni e ovviamente, suggerimenti per il casting.

No, il film non sarà in russo. (Come il libro non lo è!)

Cosa ne pensate di Alex Pettyfer come Alexander?

I miei più sentiti saluti,

paullinasimons.com

Proponete a Paullina il vostro Alexander, la vostra Tania, Dasha, Pasha… fatevi sentire e intanto gioite con me!!! 😀


Walz of the Danube – The Anniversary Song (Ovvero, quando Barrington canta ballando con Metanova)

“Guarda la luna, Tatia…” Alexander indicò la vallata che si apriva

tra gli Urali in lontananza.

“Sto guardando”, mormorò, con gli occhi fissi su di lui. “Ma non c’è musica.”

La tirò a sé, sussurrando: “Sotto il sorgere nuziale della luna, un ballo con mia moglie nel suo abito da sposa…” Ballarono a passo di valzer nella radura mentre una luna piena color cremisi risaliva lentamente il cielo. Lui cominciò a cantare:

“Oh, how we danced

On the night we were wed…

We found our true love

Though a word wasn’t said…”

Cantò in inglese e Tatiana capì quasi tutto. “Shura, caro, hai una voce così bella!

Conosco questa canzone. In russo si chiama Il valzer del Danubio.”
Due giorni fa ho cercato questo fantomatico valzer del Danubio, perché volevo a tutti i costi ascoltare anch’io la canzone che ne “Il Cavaliere di Bronzo”, Alexander canta beatamente alla luce della luna piena, godendosi in pieno quell’attimo di pura felicità con Tatiana. Ma stranamente, sul caro Tubo c’erano mille valzer (Tra cui il Danubio Blu di Strauss), tranne questo… Allora stasera, mi sono ricordata che esisteva anche una versione americana di questo brano, col nome di “The Anniversary Song” e tramite quel titolo, non solo l’ho trovata, ma ho anche scoperto perché due giorni prima, non ero riuscita nell’impresa. Perché in realtà, il valzer originale si chiama “Waves of the Danube”, LE ONDE DEL DANUBIO…. come sempre, grazie mille alle traduzioni italiane…
Come la cara Wikipedia (che Dio l’abbia in gloria) asserisce:

“Waves of the Danube” (in rumeno: Valurile Dunării; in serbo: Дунавски валови/Dunavski valovi ; in tedesco: Donauwellen; in francese: Flots du Danube; in russo: Дунайские Волны) è un valzer composto da Iosif Ivanovici (1845–1902) nel 1880, ed è uno dei più famosi brani rumeni nel mondo. Negli Stati Uniti è frequentemente conosciuto come “The Anniversary Song”, titolo datogli da Al Jolson quando lui e Saul Chaplin rilasciarono un adattamento del brano nel 1946. “The Anniversary Song” a volte è erroneamente confusa con “The Anniversary Waltz”, che è in realtà, il nome di una canzone con cui non c’è alcun legame. Così come “Waves of the Danube”, il valzer originale è a sua volta confuso con il più famoso “The Blue Danube” di Johann Strauss II.

Ecco quindi svelato l’arcano.

Questo è il valzer originale, “The waves of the Danube” , composto da Ivanovici:

E questo invece, è l’adattamento di Jonson e Chaplin, diventato “The Anniversary Song”, la canzone che Shura canta a Tatia nella notte di luna piena a Lazarevo:

—-

Oh, how we danced on the night we were wed
We vowed our true love, though a word wasn’t said
The world was in bloom, there were stars in the skies
Except for the few that were there in your eyes

Dear, as I held you close in my arms
Angels were singing a hymn to your charms
Two hearts gently beating, murmuring low
“Darling, I love you so”

The night seemed to fade into blossoming dawn
The sun shone anew but the dance lingered on
Could we but recall that sweet moment sublime
We’d find that our love is unaltered by time

Dear, as I held you close in my arms
Angels were singing a hymn to your charms
Two hearts gently beating, murmuring low
“Darling, I love you so”

La sentite la voce calda di Shura che canta, immerso in una felicità da scoppiargli il cuore? *_*


Astinenza + Pignoleria = Photoshop a me!

Quando sei nel pieno dell’astinenza da un signor libro e hai anche una pignoleria innata, ecco che, complice il caro vecchio Photoshop, escono fuori piccoli lavoretti che forse risultano utili a qualcuno, e che per me, sono fonte di relax.
Per chi ha letto tutta la trilogia della Simons sul Cavaliere di Bronzo, sarà facile capire che roba è quella sottostante e spero che possa aiutare a districarsi con la caterva di nomi che appaiono nelle ultime pagine de “Il Giardino d’Estate”.
Mentre leggevo ho fatto un piccolo schemino, per riuscire a capire bene tutte le parentele ed ecco il risultato, dopo attente e sofisticate elaborazioni grafiche! xD

Family Tree

Quando senti il vuoto dentro, capisci di aver letto un gran bel libro.

Più un libro è bello, maggiormente hai voglia di leggerlo, e più tempo ci passi insieme, maggiormente senti di appartenere a quella storia, vivendo in pieno ogni emozione, ogni vittoria e perdita dei protagonisti. Quel libro ti assorbe mente, corpo e anima, non riesci a fare altro che pensare a quella storia, non riesci a  desiderare altro che trascorrere il tempo  in quella storia. E quelli  che trascorri leggendo, sono i momenti in cui  ti senti vivo, in cui stai provando emozioni che altrimenti non avresti vissuto, stai letteralmente vivendo un’altra vita.
Sono momenti estatici e a maggior ragione, quando la lettura ahimè termina, finisce anche di esistere quella vita alternativa che ti ha fatto emozionare tantissimo.
Più un libro ci prende emotivamente, maggiormente sarà doloroso il momento del distacco, il ritorno alla normale e solita vita, lontana da quel luogo magico, in cui si ha vissuto per qualche giorno o settimana. È il momento in assoluto più triste, vuoto e avvilente, ma è anche la prova di aver letto un libro davvero bello, che meritava di essere conosciuto.
Sarà per questo che, quando vivo stati d’animo come quello in cui sono ripiombata in questi giorni, nonostante sia un momentaccio, sono felice di provare quell’immenso vuoto nel cuore, perché ancora una volta, so di aver vissuto una storia meravigliosa, di aver ritrovato l’amore per i libri e di aver ricordato a me stessa, perché leggere è pane per il cervello, per il cuore, e per l’anima intera. Prendo a prestito una frase della mia amata Ana-chan  (a cui devo i miei ringraziamenti per avermi fatto provare di nuovo queste emozioni), per descrivere al meglio come mi sento ora:

Ho volato sopra Leningrado, sono stata spettatrice di una meravigliosa storia d’amore, ma ho anche baciato Shura e messo le mie mani sulle sue braccia muscolose, ero seduta su una panchina ad osservare quella meravigliosa piccola donna incosciente, testarda e impavida che mangiava un gelato mentre per la prima volta scopriva l’amore.

Ho camminato attraverso il giardino d’estate e ho bevuto vodka, sono stata la regina del lago Ilmen, ho trascorso 29 giorni pieni d’amore e passione, e attraversato un lago ghiacciato per portare in salvo il mio uomo, mio cavallo e mio carro, ed infine sono invecchiata con lui… ho fatto tante di quelle cose attraverso 1900 pagine che mi sento vecchia anche io eppure ora mi sento così svuotata….

Questo è tutto ciò che sento anche io, che sentono tutte le mie sorelline che sono state, come me e Ana, insieme a Tatia e Shura in queste ultime settimane, e tutta la schiera di lettrici che, da quando Paullina Simons ha pubblicato il suo “The Bronze Horseman”, hanno amato e sofferto con i due protagonisti, hanno vissuto la fame  e la brutalità della guerra, hanno celebrato il loro amore attraverso la morte, la distanza e il ritorno alla vita. Se siete eterne romantiche, se volete emozionarvi, soffrire e vivere un legame indivisibile, messo a dura prova dalla lealtà familiare, dai debiti morali, dalla fame, dal freddo e dalla brutalità della guerra, leggere una storia scritta in modo scorrevole ma che non manca in frasi poetiche e strazianti che rimarranno per sempre nel cuore, consiglio a chiunque passi di qui, di leggere la trilogia scritta da Paullina Simons:

In questo momento, non sono in grado di scrivere una recensione precisa e dettagliata, ma dato che molte altre lettrici l’hanno fatto prima di me, lascio a loro il compito di delucidarvi su ciò che penso, almeno sul conto del primo dei tre, quello che vi trascina senza darvi tregua, nella Leningrado del 1941, su cui la guerra e la distruzione sta per affacciarsi, ma in cui sboccia d’improvviso, un amore immortale.
“Il Cavaliere d’Inverno è senza dubbio una delle più grandi, belle e drammatiche storie d’amore mai scritte. È un crescendo di emozioni, dolore, morte, eppure, nella tragedia, la speranza di due persone che lottano per avere un futuro insieme è una fiamma che non si spegne. ” 

Sei sono le stelle che io do’ a questo romanzo che ha posseduto il mio cuore tenendolo stretto in una morsa salda. Sei stelle su una scala di cinque, perché tutti possiate capire quanto io l’abbia amato.


Alessandro – Pensieri sparsi di una lettrice che ha trascorso l’intera domenica con “Tatiana & Alexander”

Ho sempre amato il nome Alessandro.
Ho una passione per i nomi, soprattutto per quelli molto brevi oppure partcolarmente lunghi.
E, nonostante non tutti siano oggettivamente belli, amo i nomi greci.
Ma questo è un valore aggiunto.
Il mio amore per il nome Alessandro è nato con me, e mi ha sempre accompagnato. Quando poi ho conosciuto il Megale Ale della Macedonia, colui che è passato alla storia come Alessandro il Grande  (nonostante il mio primo incontro sia stato con una versione romanzata della sua vita), attraverso quest’uomo idealista e visionario, ho amato maggiormente il nome Alessandro, inisieme alla sua versione originaria greca: Aléxandros.
Ma amo anche tutte le altre varianti: Alekander, Lisandru, Xander, Aleksandar… Alexander.
Il diminutivo, Alex, non l’amo particolarmente e nemmeno Ale, perché snaturano il suono del nome completo.
“Alessandro” suona come qualcosa di glorioso, di potente, qualcosa destinato al fulgore, alla luce, alla pienezza.
E ne sono sempre più convinta, che sia un nome da eroe, da guerriero, perché ho incontrato un nuovo Alessandro che risponde pienamente a questi canoni.
Alexander Barrington non è un personaggio storico, ma appartiene ad una serie di romanzi. Questo però non mi ha mai trattenuto dall’amare profondamente qualcuno di cui leggo le gesta.
E quest’uomo merita questo nome da guerriero perché nella sua vita ha dovuto sempre combattere. Ha perso la sua vita tranquilla ad undici anni e da allora non ha fatto altro che tentare di riaverla, cercando di sfuggire ad uno Stato che voleva appropriarsene. Alexander combatte incessantemente, continuando a trovare la forza dentro di sé, anche quando tutto sembra perduto. Ha perso tanto, più volte, e quello che ha avuto, l’ha ottenuto per troppo poco tempo.
Eppure quell’attimo di felicità lo sta aiutando a sorreggersi, ad andare avanti, a non mollare, a non arrendersi, a non cedere la sua vita a qualcuno che non ha il diritto di prenderla.
È un grand’uomo Alexander, un uomo rimasto solo per troppo tempo,  eppure sempre in grado di rialzarsi. Un uomo capace di farmi amare ancora di più il nome Alessandro.
Un nome destinato alla guerra, alla forza di volontà, all’affermazione di se stesso.
E poco importa se lo porta qualcuno che è realmente esistito oppure no, quel nome sarà sempre una garanzia.





Deriva dal nome greco Alexandros, (Αλέξανδρος), divenuto in latino Alexander, interpretato già dai Greci come fusione fra la radice alex-, (ἀλεξ-), del verbo alèxein, (ἀλὲξειν), che significa “proteggere” e anèr, andròs (ἀνήρ, ἀνδρός), che significa “uomo”, quindi “protettore di uomini” o “l’uomo che protegge”, “colui che si erge a proteggere”.

Un anno di filo rosso

L’anno scorso, proprio in questi giorni, iniziava a prendere vita nella mia mente la storia di Emile e Pasi, la mia prima storia originale e finora la più lunga che abbia mai scritto. Manca poco ormai alla sua conclusione e a dirla tutta, avrebbe potuto essere conclusa da un pezzo se non avessi avuto un periodaccio,che ancora continua, di totale assenza d’ispirazione.
L’ultimo capitolo è scritto per tre quarti della sua lunghezza e mi manca davvero poco per porvi fine, eppure stento a farlo, anche perché devo prima portare a termine un capitolo di Love Sucks, dato che le due storie si sovrappongono in parte.
E qui veniamo al dunque.
L’anno scorso, scrivere Rosso come il Destino era ancora un’idea tutta teorica che mi balzava nella mente, dopo una specie di sogno fatto in viaggio e mai avrei pensato che mettere giù quel primo capitolo, mi avrebbe appassionato talmente tanto, da attirarmi nella scrittura al punto da essere ancora qui a scribacchiare, con due storie all’attivo e qualche one shot vagante nel mentre. È stato un anno soddisfacente, perché per la prima volta ho dato finalmente sfogo alla mia voglia di raccontare e ho compreso quanto sia piacevole immergersi nel proprio mondo, vivere mille emozioni diverse insieme alle proprie creature e sentire quegli stessi personaggi vivi come se fossero realmente esistenti.
In più, il fatto che proprio oggi abbia ripreso a scrivere con più voglia, arrivando quasi a concludere un capitolo maledetto che sta da due mesi in fase di gestazione, oltre a farmi pensare che la fine di Agosto sia propizia per la mia ispirazione, mi fa sentire maggiormente felice di essere qui dopo un anno, con una voglia ancora forte di continuare a scrivere. Non saranno opere di alta letteratura, non sarà di certo qualcosa destinata alla storia, ma ciò che scrivo mi fa star bene e sembra anche piacere a qualcuno, perciò auguro a me stessa di ritrovarmi tra un anno ancora qui, felice e appagata con qualche storia in più all’attivo e il desiderio di scrivere più vivo che mai.
Tanti auguri ai miei bambini 😛

Vote for Gaia, un giovane talento letterario ha bisogno di noi!

Da quando sono stata presa dalla scrittura in modo più profondo, ho avuto modo di conoscere vari talenti sul sito di EFP, che tra una storia leggera ed una più introspettiva, si sono lasciati amare al primo capitolo. Uno di questi talenti è  di sicuro Gaia Tinarelli, che con la sua storia (ora tolta dal sito) mi ha fatto conoscere la sua perfetta padronanza della lingua italiana e la sua creatività, capace di dare vita a personaggi insoliti, ma credibili psicologicamente. In questi giorni Gaia sta partecipando ad un concorso indetto dalla Fazi, attraverso il suo portale i-Fantasy
Il concorso si chiama “Leggi. Scrivi. Vinci un Sogno” e si pone l’obiettivo di trovare giovani talenti nel campo dell’urban fantasy per lanciare un ebook tramite il portale ospitante.





Gaia sta partecipando con la prima parte del suo racconto “The Spider Effect” e se riceverà il maggior numero di voti, la sua storia potrebbe diventare un ebook, con la possibilità di avere eventualmente anche un’edizione cartacea. Di talenti in Italia ce ne sono tanti, siamo sempre la partria dell’arte e della letteratura, ma quanti di questi talenti ormai, riescono ad arrivare al successo che meritano?
Per questo motivo, invito chiunque abbia voglia o sia incuriosito, a leggere questo primo brano tratto dalla sua storia e a voltarlo, attraverso un tweet, o un “mi piace” facebookiano, o un + attraverso l’account di Google+ Cliccate sul link della storia o sull’immagine sottostante, per accedere al brano.
Sarà una lettura piacevole, ve l’assicuro. 😀


I sogni son deliri…

Non mi capita di sognare spesso e la maggior parte delle volte, ricordo solo di averlo fatto senza rammentare l’assurda trama dei miei deliri notturni…
Stavolta invece, mi sono svegliata con l’ultima parte del mio viaggio onirico ben piantato nella testa, e ancora rido per l’assurdità della cosa!
Tutto è nato dal fatto che prima di andare a dormire, ho dissezionato il web in cerca di un volto per Lucien ed Emile.
Per il secondo  ho trovato il viso quasi perfetto da tempo e credevo si trattasse di un adorabile sconosciuto… invece qualche giorno fa, sempre in cerca di visi per i miei bambini, ho trovato un’altra immagine di quel volto adorabile e ho capito che, trattandosi di un photoshoot, quel bel visino doveva appartenere ad un modello… Così armata di due browsers, da un lato cercavo Emile e dall’altro il suo francesissimo cugino… e cercando un’immagine per Lucien ho trovato il nome del viso di Emile!
Da quel punto in poi ho trascorso non so quanto tempo a scaricare le foto più adatte per il mio Riccioli Rossi e sapevo che a furia di vedere quel visetto, l’avrei sognato.
E così è stato.
Solo che nel sogno, quel viso non era né del suo effettivo proprietario, né di Emile… era di Rob!!!!
UHAUAHUAHUAHUAAH!!!
Ma dico io, come si fa a dare a Robert Pattinson un altro volto???
Per quanto possa essere caruccio anche quello di “Emile”, Rob di certo non ha bisogno di sostituzioni…
E ovviamente il delirio non è finito qui: perché Rob nel sogno era mio fratello (ed io di certo non lo sentivo come tale) e stava ripassando la parte per l’interpretazione di William Edge, il protagonista di Silver, la storia che ho letto il mese scorso!!!
Cosa diavolo ho fumato/mangiato/bevuto, prima di andare a dormire???????
Sarà stato il raffreddore che mi ha cotto l’unico rimasuglio di neurone rimastomi nel cervello? Ancora rido per l’assurdità di quel sogno!!!!

Quando una storia ti entra nell’anima: Silver

Era da tempo che non leggevo qualcosa capace di prendermi come solo sono riusciti a fare i manga ultimamente. Finché non ho deciso di seguire l’istinto, che aveva adocchiato una storia Originale su EFP e ne veniva incuriosito ogni volta che veniva aggiornata.
Così mi sono decisa a leggerla, e bene ho fatto,perché me ne sono innamorata perdutamente!
La storia si chiama “Silver” ed è ambientata nelle campagne inglesi dell’800, ma non è una storia d’amore o un’analisi ironica della società del tempo, è più simile a Dorian Gray, per i temi misti a quel qualcosa di sovrannaturale a cui non possiamo dare un significato preciso.
Ma non è nemmeno una storia fantasy.
E’ la storia di due vite, intrecciate e legate tra loro da un segreto di famiglia, che ha portato William e Clementine a cercarsi in continuazione, nonostante il ragazzo sembri provare più odio e rancore che affetto sincero, nonostante le abbia donato un’infanzia fatta di continue torture fisiche e psicologiche.
Perché in fondo William, cercava solo di convincersi che odiava quella bambina che dispreggiativamente chiamava Silver, ma in realtà sapeva benissimo, che le loro vite erano unite da un legame unico, che nessun altro al mondo poteva capire.
La storia è scritta benissimo, ed è di un’accuratezza nei particolari che merita solo un applauso da standing ovation: tutto è sapientemente distribuito: amore, odio, dolore, speranza, protagonisti e comprimari, storie dolci e storie tristi, vita e morte… ma soprattutto, il rapporto che lega William e Clementine è talmente ben descritto da essere palpabile, da sentirlo nelle ossa anche quando smetti di leggere, anche quando sei alle prese con la vita quotidiana. Se volete immergervi in una storia che vi porti indietro nel tempo, che vi faccia amare e odiare uno dei protagonisti e che vi faccia completamente innamorare, leggetela!


La parola FINE

Ho appena messo la parola FINE al mio racconto.
Ancora non riesco a crederci di esserci arrivata, e di sicuro prima di pubblicare tutti i capitoli darò un’ennesima ricontrollata e farò una revisione generale per vedere se ho tralasciato qualcosa… Non sarò mai pienamente soddisfatta, già lo so, ma sono felice perchè l’ho concluso, perchè per una volta ho messo la parola fine a qualcosa che ho iniziato!
E intanto già sento la mancanza di Emile e Pasi…. Sono davvero incontentabile!!!

Scrivo, Raistlineggio, leggo…. e consiglio!

Com’è mio solito,  mi sto tuffando in qualcosa in modo ossessivo, così trascorro le giornate cercando di scrivere il più possibile (salvo poi restare con un vuoto cosmico nella testa che si riempie nel momento in cui non sono seduta al pc…..), e nel frattempo sono due giorni che vago tra le fanart di Raistlin, scovandone alcune davvero stupende!

Inoltre, visto che finora non l’ho fatto, e mi rendo conto di averle fatto un gran torto, voglio mettere in risalto il racconto che sta scrivendo la mia Tomodachi Iloveworld, giovane ma di un talento invidiabile, che io sto amando sempre più mano a mano che scrive di Seira e del suo angelo protettore Sheid:


Leggetela perchè ne vale davvero la pena!

Astinenzaaaa

NON C’E’ NULLA DA FARE, ogni volta che Raistlin rienta nella mia vita (se mai ne esce..) sento invadermi il vuoto appena termino di leggere. Ho finito anche la terza fiction di Vania, o meglio, devo attendere che aggiorni con il prossimo capitolo, il che significa restare senza leggere qualcosa sul mio arcimago per un pò di giorni. E questo implica un terribile senso di vuoto e nostalgia in me! La fiction si è rivelata meno brillante nel suo secondo capitolo, concentrandosi in maggior parte sulla figura di Katlin, che sembra essere sempre più un Raist in gonnella 😡
Nel terzo “libro” si continua a parlare di lei, ma compare anche un nuovo impiccio per Raistlin e Crysania che ha reso la lettura più interessante, soprattutto visto che il mio arcimago è il personaggio reso meglio, per cui vederlo agire e combattere per qualcosa che non gli ho mai visto fare (l’onore di Crysania in veste di Capo della Chiesa di Paladine), mi fa gioire nel profondo e mi rende un tantinello dipendente dalla lettura *_*
Quindi ora sono in mezza crisi di astinenza perchè mi manca il mio tetro, cinico e sarcastico arcimago.
NGHEEEEEEEE’!!!!

Castelli di Rabbia

“Und wir, die an steigendes Glück denken,

empfanden die Rührung die uns beinah bestürzt

wenn ein Glückliches fällt”

Dopo anni e anni di corteggiamento sugli scaffali delle librerie, finalmente ho letto Castelli di Rabbia di Alessandro Baricco.

Conoscevo già l’autore e mi piaceva, ma con questo libro mi ha depistato: è un delirio! Baricco gioca con la punteggiatura, creando periodi lunghissimi (che durano anche 8 pagine!!) o capitoli formati in parte solo da frasi isolate. Il tempo scorre a Quinnipak e il lettore lo capisce solo da alcuni accenni, senza uno scorrere lineare della storia. Tutto il libro è costruito su brevi stralci di vita dei protagonisti, come se una sfera per le visioni di qualche incantatrice, si aprisse all’improvviso su di loro per poi tornarci a distanza di tempo.
E’ un libro che racconta la follia, la genialità e l’essere in generale fuori dal comune: a Quinnipak nessuno è ciò che si chiama comunemente “normale”: dal signor Rail che prima di tornare a casa spedisce sempre lo stesso gioiello alla sua Jun, Pekish che cerca le note invisibili e intanto suona l’umanofono, la vedova Abegg che non è mai stata sposata, Penth che cresce nella giacca in cui è stato abbandonato… Hector Horeau diviso tra genialità e follia…. persino Elizabeth non è “normale”: una locomotiva che ha percorso solo qualche metro nella sua vita, per poi restare nel giardino di villa Rail come un “monumento alle ferrovie” come dicevano gli estranei in visita.
Tutto a Quinnipak è al di fuori del comune, e alla fine del libro la conclusione fa comprendere al lettore il perchè sia tutto un delirio, ma lo lascia anche con la consapevolezza che l’autore ha giocato su vari piani narrativi, confondendo ancor di più le idee nonostante le abbia chiarite! Degna conclusione di un libro al di fuori dell’ordinario, condito da tanta amarezza e da episodi di violenza anche cruenti, ma scritti con lievi accenni che li rendono quasi impercettibili, tra un esempio di geniale e ordinaria follia e l’altro.

E noi, che pensiamo alla felicità ascendente,
saremmo commossi e quasi sconvolti,
quando cade una cosa felice.”
Rainer Maria Rilke  –  Elegie duinesi

Quando una fanfiction ti fa sognare….

Nel pieno del mio delirio Kenshiniano, improvvisamente ho subito una battuta d’arresto. E per essere in grado di distrami dal mio amore in piena passione, doveva essere proprio qualcosa di grosso. Qualcosa di più importante di qualsiasi altro amore letterario io possa mai avere. Qualcosa che è al di sopra di tutto. Qualcosa che si chiama Raistlin Majere.
Ho trovato una fanfction di 17 capitoli, prima di una trilogia a quanto pare ben studiata, che mi ha davvero rapito! L’ autrice si chiama VaniaMajor, e la prima fiction della trilogia si chiama Lo Scettro dei Tre che è l’unica che ho letto finora. Di solito non amo le fanfction lunghe e se parliamo di Dragonlance, sono anche più selettiva, ma questa è scritta davvero bene. Vania ha talento, fa un perfetto uso della lingua italiana, e del vocabolario, e scrive in modo scorrevole. In più sa dosare sapientemente la suspense, sapendo come e quando dare gli indizi sui misteri in atto, somigliando molto allo stile tanto amato di Weis&Hickman *_*

Ma la sua dote maggiore a cui va il mio applauso, è stata di saper padroneggiare benissimo l’animo di Raistlin, e di rendere perfettamente il suo rapporto con Caramon; e una volta che trovo i due verosimili, per me è fatta, così non ho potuto esimermi dal leggere la sua storia! La fiction è ambientata un anno dopo la conclusione delle Leggende, quindi è una versione alternativa di ciò che sarà il futuro descritto in “The Second Generation” e “Dragons of Summer Flame”, e devo dire che è un’altenativa molto molto più piacevole! E’ il seguito che molti fans avrebbero voluto leggere: Raistlin che torna dall’Abisso con tutti i suoi poteri, la riconciliazione con Caramon…e con Crysania!!!
Se c’è una cosa che proprio non ho mandato giù, è stato il mancato incontro tra Raistlin e Crysania in Summer Flame: non vedevo l’ora che quei due si vedessero e mettessero a nudo tutto ciò che sentivano l’uno per l’altra (soprattutto alla luce di ciò che era accaduto nell’Abisso), e invece, con estremo sadismo, Weis&Hickman ci hanno tolto quel momento, e hanno privato anche Raistlin di un incontro che, sono certa, ha sognato di fare durante tutti quei vent’anni di lungo sonno in cui ha versato.
Invece Vania ha riscattato Raistlin e gli ha donato una seconda possibilità, per porre rimedio alle sue malefatte, e soprattutto per ricostruire ciò che aveva gettato al vento (e salvato alla fine di tutto): l’amore del fratello e l’amore dell’unica donna che lui abbia mai amato.
Alcuni espedienti non mi hanno convinto del tutto, e il personaggio inventato di Katlin mi è sembrato un pò troppo idolatrato da tutti, per non parlare della rivelazione sulla sua identità che mi ha lasciato alquanto perplessa. Stessa cosa nel vedere un Caramon che beve, quando sappiamo benissimo che dopo la disintossicazione, non ha toccato nemmeno un boccale di birra per evitare di ricadere nella trappola dell’alcool. Però questi dettagli sono sopportabili se ho potuto vedere Raistlin e Crysania che finalmente si confrontano e parlano apertamente di ciò che sentono (o meglio, Crysania lo fa…Raistlin come è suo solito non rivela affatto se stesso!): ho gioito non poco, e probabilmente, se fossi stata circondata da silenzio e in condizioni emotive particolarmente critiche, mi sarei commossa sul serio! 
Morale della favola, consiglio vivamente a tutti i fans di Dragonlance, e soprattutto a coloro che hanno amato le Leggende, di leggere questa fiction, perchè narra una realtà alternativa che consola il cuore di chi ama profondamente i gemelli Majere, e quella gran donna di Crysania di Tarinius che ha saputo vedere la luce all’interno delle tenebre! *_*
Questo è il link se volete leggere la fiction:

Lo Scettro dei Tre

Buona lettura! ^ ^

Galdalf & Bilbo!!!

Ieri lo dicevo che mancavano all’appello Bilbo e i nani…ed ecco Bilbo e Gandalf!!! *_*
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Altre foto QUI

Sono ancora su Krynn!

Da circa tre giorni vago per le terre di Ansalon tutto il tempo: mi sto immergendo nella Guerra delle Lance in versione Comics:


I disegni OVVIAMENTE lasciano a desiderare, il tratto non è deciso, i volti mutano continuamente aspetto e colore (e stendo un velo pietoso sul viso di Raistlin su cui il fumettista si è accanito con cattiveria per renderlo il meno umano possibile!) e l’atmosfera è spesso scura e cupa.
Però quant’è bello poterli vedere!
I volti, le scene che ho sempre immaginato ora, anche se in parte, hanno un’aspetto, e anche se non è il migliore (perchè mai sia che questa sfigatissima saga venga trattata con i sacri crismi che merita), è un’emozione unica poter vedere e non solo immaginare i momenti che ho letto, riletto e straletto, e che amo dal profondo della mia anima!!!

E in più finalmente sto portando a termine una cosa che tento di fare da anni, ma che non ho mai avuto la forza di completare…