Il mondo visto da un'orecchie a punta

La nostra data di scadenza

Prendo a prestito il titolo di una short story della sensei Souryo: Uomini a scadenza, per introdurre questo post riflessivo-depressivo sulla durata della vita umana, dato che tutto nasce proprio dalla lettura (ancora in corso) di un manga.
Normalmente non leggo shoujo, preferisco di gran lunga gli shounen, molto più complessi e più vari, rispetto alla categoria manga romantico-sentimentale, molto più vittima di situazioni e personaggi scontati. Ultimamente però spinta da curiosità, ho provato a leggerne qualcuno.
Il mese scorso mi sono immersa in Kaichou wa Maid-sama e l’ho trovato gradevole: è divertente e dolce e si lascia leggere con facilità, per cui non essendo ancora terminato, mi sono unita alla schiera di lettrici che attendono frementi ogni mese l’aggiornamento dei capitoli direttamente dal Giappone.
E nell’attesa, ho pensato di dare un’occhiata ad un altro shoujo, Boku no Hatsukoi wo Kimi ni Sasagu, che avevo messo tra i segnalibri da tempo, incuriosita da un commento sotto una foto che lo riguardava:
“Quante lacrime ho versato per questo manga!”
E si sa, quando c’è da piangere, io ci vado a nozze!
La storia infatti parte già con un dramma in pieno corso: Takuma, un ragazzino di 8 anni malato di cuore, incontra nell’ospedale in cui è ricoverato, la figlia del suo cardiologo, con cui stringe immediatamente un forte legame, al punto da prometterle che raggiunti i vent’anni, si sposeranno. Ma ciò che Takuma non sa è che la promessa che Mayu gli ha strappato, è il disperato tentativo della bambina di lottare contro il destino, poiché il cuore di Takuma, non sopravviverà ai 20 anni.
E da questa tragedia annunciata inizia un calvario, prima nell’animo di Mayu, che si dispera ogni volta che guarda Takuma, pregando che il Cielo non glielo porti via, e in seguito passa anche al diretto interessato, che casualmente a dodici anni, scopre la verità sulle sue condizioni fisiche e capisce che non potrà mai mantenere la promessa fatta a Mayu.
In base a questa considerazione, Takuma inizia ad allontanarsi, con sempre più sofferenza, dalla ragazza che ama, fino ad ignorarla nonostante non abbia che il desiderio di stringerla a sé e dirle quanto sia importante per lui…
Ma che futuro può darle sapendo di dover morire prima ancora di diventare adulto?
E perché farla vivere sempre con la preoccupazione negli occhi, standogli accanto?
Dal punto di vista della trama il manga è di una scontatezza allucinante: contiene tutti i clichés tipici del genere e situazioni che mi fanno venire l’orticaria, per di più graficamente è improponibile, con quei corpi sproporzionati (mani enormi, braccia lunghissime e teste minuscole… per non parlare degli scorci del viso….): solo ora che sono all’ottavo volume noto un lieve miglioramento… Ma la storia di base, legata a questo dramma che Takuma si porta dietro dalla nascita, è davvero straziante.
Non credo che ci sia un manga capace di distruggermi l’anima al pari di Saiyuki Gaiden e di Kenshin, ma questo spesso mi lascia con i singhiozzi, soprattutto quando Takuma si lascia andare alla tristezza per non essere “normale” e alla consapevolezza che dovrà morire presto. Ogni volta che si sofferma sul desiderio di correre e di poter fare sport di squadra sostenendo Mayu mi si stringe il cuore ed ogni volta che Mayu guarda Takuma pensando a quanto lo ami e a quanto non voglia perderlo, inizio a commuovermi. 
Come fai a goderti la vita quando sei limitato, nonostante tu abbia tutte le energie e i desideri dell’adolescenza? E soprattutto, come fai a vivere, conoscendo già la tua data di scadenza?
Non puoi fare progetti a lungo termine, sai già che sarai tu a lasciare i tuoi cari, sai già che ogni volta che ti guardano, stanno pensando che a breve tu non ci sarai più… E beffa delle beffe, nemmeno puoi goderti i pochi anni della tua vita perché sei troppo debole!!! Che crudeltà vivere una vita breve e a metà, rinunciando a godertela per poterla prolungare un pò… a che pro poi, se nemmeno puoi viverla come vuoi? 
E questa non è solo una storiella fittizia da shoujo manga, è una realtà molto viva e vera: quando il tuo corpo ti tradisce, quando sai che sei nato con impedimenti maggiori rispetto agli altri, e soprattutto, quando già sai la durata della tua vita, cosa riesce a farti alzare dal letto e gioire del fatto di essere vivo, se ciò che ti da gioia è anche ciò che ti rende triste sapendo che dovrai abbandonarla?





“E un giorno anch’io, nel prossimo futuro, dovrò mostrare a Mayu, il mio viso morto”
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4 Risposte

  1. stasy76

    che bella storia tesoro, proprio quelle che piacciono a me…strappalacrime;
    credo che una nota positiva ci sia nella condizione che vive Takuma, sa che se ne andrà presto da questo mondo e quindi può vivere a pieno la sua vita anche con tutte le limitazioni che il suo cuore gli dà…mentre le persone “normali” vivono come se non dovessero morire mai dicendo lo farò domani oppure ci sarà tempo, mentre non sanno che il domani potrebbe non esserci… 😀

    17 aprile 2012 alle 08:19

    • Quando c’è da piangere siamo sempre in prima fila io e te 😀
      Al punto in cui sono arrivata a leggere Takuma, 17enne, ha capito dopo l’ennesimo ricovero, che sta giungendo la sua fine e decide di non rinunciare più, di fare tutto ciò che ha sempre desiderato, di non posticipare più nulla per potersi godere gli ultimi anni che gli restano da vivere.
      Dovremmo vivere anche noi come se non ci fosse domani, è una cosa che mi dico sempre e che come dici tu, nessuno fa, perché per noi il pensiero della morte è qualcosa di fastidioso a cui non vogliamo pensare e crediamo di avere tutta la vita davanti per fare quello che vogliamo, quando invece, non è affatto così.

      17 aprile 2012 alle 19:07

  2. Mi piacerebbe leggerlo.. in italiano presumo non esista… potete linkarmi qualche sito? Grazie in anticipo 🙂

    10 luglio 2012 alle 18:12

    • In fumetteria lo trovi col nome di “Il mio primo amore per te”, mentre in rete lo stanno ancora traducendo, ma lo trovi su Itascan

      11 luglio 2012 alle 00:14

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