Il mondo visto da un'orecchie a punta

Castelli di Rabbia

“Und wir, die an steigendes Glück denken,

empfanden die Rührung die uns beinah bestürzt

wenn ein Glückliches fällt”

Dopo anni e anni di corteggiamento sugli scaffali delle librerie, finalmente ho letto Castelli di Rabbia di Alessandro Baricco.

Conoscevo già l’autore e mi piaceva, ma con questo libro mi ha depistato: è un delirio! Baricco gioca con la punteggiatura, creando periodi lunghissimi (che durano anche 8 pagine!!) o capitoli formati in parte solo da frasi isolate. Il tempo scorre a Quinnipak e il lettore lo capisce solo da alcuni accenni, senza uno scorrere lineare della storia. Tutto il libro è costruito su brevi stralci di vita dei protagonisti, come se una sfera per le visioni di qualche incantatrice, si aprisse all’improvviso su di loro per poi tornarci a distanza di tempo.
E’ un libro che racconta la follia, la genialità e l’essere in generale fuori dal comune: a Quinnipak nessuno è ciò che si chiama comunemente “normale”: dal signor Rail che prima di tornare a casa spedisce sempre lo stesso gioiello alla sua Jun, Pekish che cerca le note invisibili e intanto suona l’umanofono, la vedova Abegg che non è mai stata sposata, Penth che cresce nella giacca in cui è stato abbandonato… Hector Horeau diviso tra genialità e follia…. persino Elizabeth non è “normale”: una locomotiva che ha percorso solo qualche metro nella sua vita, per poi restare nel giardino di villa Rail come un “monumento alle ferrovie” come dicevano gli estranei in visita.
Tutto a Quinnipak è al di fuori del comune, e alla fine del libro la conclusione fa comprendere al lettore il perchè sia tutto un delirio, ma lo lascia anche con la consapevolezza che l’autore ha giocato su vari piani narrativi, confondendo ancor di più le idee nonostante le abbia chiarite! Degna conclusione di un libro al di fuori dell’ordinario, condito da tanta amarezza e da episodi di violenza anche cruenti, ma scritti con lievi accenni che li rendono quasi impercettibili, tra un esempio di geniale e ordinaria follia e l’altro.

E noi, che pensiamo alla felicità ascendente,
saremmo commossi e quasi sconvolti,
quando cade una cosa felice.”
Rainer Maria Rilke  –  Elegie duinesi
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